sabato 29 aprile 2017

L'ardore di Emmaus: "cielo che prepara oasi ai nomadi d’amore"


Lc. 24, 13-35

«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»
 
I discepoli di Emmaus, Sodoma - Chiostro dei monaci, San Miniato al monte (FI)


(in trasferta per il ponte, lascio il mio rito Ambrosiano per seguire il vangelo del rito Romano, che medito in questo soggiorno al mare)

Una delle pagine più belle e che da sempre mi ha colpito.
Una pagina che dividendomi tra rito romano, rito ambrosiano e rito monastico torna per la terza volta in meno di 10 giorni...
Una pagina che dice tanto, ma a me cosa dice?

Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo: la strada di Emmaus, forse, è un ritorno a casa... è la strada dello sconforto, del fallimento di un annuncio finito nel sangue della croce e non di quello della rivoluzione per rovesciare l'invasore romano. Etichettata come fallita l'esperienza di quel Gesù, i discepoli tornano a casa.

Sono la mestizia, il dolore, la paura per il futuro e del "cosa fare, dopo aver seguito un Uomo che ha fallito, che pesano sul cuore dei discepoli come macigni. Macigni che nemmeno la risurrezione  è riuscita ad infrangere a differenza della pesante  pietra sepolcrale. Sono questi pesi sul cuore che impediscono di riconoscere il Signore.
Ma proprio la cecità degli apostoli, rincuora la mia cecità su due piani...
il primo, non basta aver camminato con Gesù per alcuni anni per poterlo riconoscere e confessare ...
Il secondo, Gesù sceglie la via della mestizia, del fallimento, il tratto di strada che sembra più buio e sconfortato per camminare con noi,  per camminare con me. Dunque è su questo tratto di strada, in salita, con il cuore pesante, sconfortato e spaventato che sono chiamato maggiormente a credere che Lui cammina con me, accanto a me ...

Ma, come riconoscerlo? 
Ancora una volta è la scrittura che viene in mio aiuto.
Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via.
Già l'ardore del cuore. Ecco come riconoscerlo. La presenza di Gesù sulla nostra tumultuosa strada riscalda il cuore, è il cuore che ci permette la visione; come scrivevano i mistici medioevali "Ubi amor, ibi oculos".
Ma da questa pagina traspare un messaggio di speranza.
Non se n’è andato altrove, il vangelo dice letteralmente: divenne invisibile.
Gesù diventa invisibile, ma è ancora con loro. Scomparso alla vista, ma non assente.
Anzi, in cammino con tutti quelli che sono in cammino, è sulla nostra stessa strada come un “cielo che prepara oasi ai nomadi d’amore” (G. Ungaretti).

Quante volte sono cieco e freddo di cuore per riconoscere la sua presenza? quanta attenzione presto ai macigni che opprimono il cuore e perdo di vista la bellezza del cammino e la presenza che mi accompagna?

Questa parola mi interroga sul cuore e sulla visione ... mi rendo conto della mia cecità, del mio cuore che arde poco e a intermittenza e ancora una volta ti chiedo di donarmi un cuore per pupilla perché possa vedere con l'ardore del cuore e non con la luce della mente.

venerdì 28 aprile 2017

Illum oportet crescere, me autem minui

Giovanni 3, 22-30
Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo.
Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire


Un vangelo criptico quello della liturgia ambrosiana odierna ... che parla di sposo, di amico dello sposo e di cresciuta e decrescita.
Ascoltare la voce dello sposo: tanto facile ma ancor più difficile, ascoltarne la voce. Un voce che sussurra mete mai immaginate, traguardi impensabili, abbracci che mai daremmo e baci che non vorremmo mai dare ...
Ascoltare, presuppone due atteggiamenti: il silenzio e la mansuetudine. Solo nel silenzio docile che tacita il fragore e i sussulti del mio pensiero e i moti tummultosi dell'anima possiamo percepire la voce sussurrante dello Sposo. La mente, prima che il cuore, corre alle icone russe dove i santi vengono raffigurati con orecchie grandi e una bocca assai più piccola (quasi sproporzionata) perché l'ascolto viene prima di tutto...
L'ascolto della voce dello Sposo, allora porta con sé il secondo moto dell'anima ... il crescere ed il diminuire come in un moto ondoso di una marea d'amore.

Crescere/diminuire: la voce dello sposo, se sentita, ma ancor più ascoltata, porta a far decrescere il nostro ego, le nostre aspettative, i nostri traguardi per sposare quelli dello Sposo. Chi ad una festa di nozze ruberebbe la scena allo sposo? persino il galateo e il bon ton sconsigliano certi atteggiamenti atti a rubare la scenda agli sposi.
Solo l'ascolto attento e docile, e per nulla facile, della voce dello sposo portano a una decrescita del mio Ego, del mio Io, delle mie pulsioni per aprimi alla Luce dello Sposo
Solo così, ascoltando la Tua voce e lasciandomi modellare da Te allora la mia gioia sarà piena, come quella dell'Amico dello Sposo, Giovanni il Precursore.

Poche righe, ma una svalangata di interrogativi? Io so davvero ascoltare la Tua voce? Sono capace di fare silenzio, quel silenzio ricco d'attesa? Come e con cosa soffoco e riempio il Silenzio? e su quel crescere e decrescere meglio non aprire il vaso di Pandora ... ahimè...

Come un viandante, mi rendo conto che il cammino è lungo e ricco ...

crocifissione dell’altare di Isenheim realizzata da Mathias Grünewald