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domenica 5 novembre 2017

Una regalità rovesciata, un vagito che cerca l'Umanità

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 18, 33c-37
In quel tempo. Pilato disse al Signore Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
croce bizantina con Cristo in trono
Oggi per noi ambrosiani si chiude l'anno liturgico e con domenica prossima si entra nell'avvento.
Una festa, quella di Cristo Re dell'universo, istituita quando l'Europa era sconvolta dal secondo conflitto bellico... quando tutto si capovolge e si riconoscono nel potere, nel dominio, nella purezza della razza o di una qualsivoglia ideologia gli unici motivi di regalità, la lungimiranza della chiesa addita ad un solo Re, della storia, dell'universo del cuore: il Maestro Gesù.
Nel Vangelo di oggi due re si confrontano: Pilato, che rappresenta il potere e Cristo, inerme, legato e sottoposto al giudizio del primo.
Due regalità diverse.
La prima, quella di Pilato, che è riflesso di un'ombra terrena, quella dell'imperatore...una regalità che può dare la morte.
Dall'altra, quella di Cristo, che proprio nel momento più buio viene riconosciuto "Re"... verrà rivestito di porpora, incoronato di spine e gli viene offerta una canna come scettro mentre tutti lo riveriscono con scherno; ora egli è solo davanti a Pilato, tradito, abbandonato, rinnegato anche da Pietro, ma proprio nel momento più buio egli viene riconosciuto come Re, un Re della vita...
Una regalità rovesciata per il mondo, ma che alcuni crocifissi bizantini rappresentano con il Cristo sulla croce vestito con le insegne regali e con la corona splendente al posto di quella di spine, perché è nel "mistero" della croce, che è scandalo, che vi è la regalità di Cristo: un Re della vita, un Re d'amore.
Celebrare oggi la festa di Cristo Re mi interroga, con decisione: Cristo Re ma di cosa? lo è della mia vita e del mio cuore? 
Una domanda che ora ricerca una risposta nel silenzio dell'avvento, nel sussurro lieve dell'Atteso, nel vagito di un bimbo di luce.

lunedì 16 ottobre 2017

Natanaele: un tuffo nel cuore dell'uomo per accogliere la sfida dell'incontro.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 1, 40-51

In quel tempo. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

La chiamata, qualcosa di misterioso, avviene in modi diversi ...
Andrea, se-dotto dal Maestro, lo segue e la sequela innesta in lui un cambiamento: non può fare a meno dal gridarlo a destra e a sinistra, coinvolge il fratello Simon Pietro... è quasi contagiosa.
La chiamata presuppone lo "sguardo" del Maestro... egli vede, scruta, chiama e accoglie...
Poi c'è Natanaele, chi si "aggrappa" alla scrittura, ciò che dicono i rotoli della Parola di Dio che egli ha tanto studiato... ma anche questo atteggiamento viene "spazzato" via, prima dall'amico Filippo che preso da tanto entusiasmo non può dire altro se non di seguirlo per vedere ... poi, viene vinto dal Mastro che riesce a vedere oltre. 
Natanaele crede, segue il Maestro, perché comprende che la sua conoscenza travalica la capacità umana, non si arresta alla scorza ruvida delle persone, va nel profondo.
Natanaele viene "ridestato" dalla sua esistenza tranquilla fatta di studio della Parola...
Il Maestro, anche oggi, come con Andrea, Simon Pietro e Natanaele, tuffa il suo sguardo nel cuore dell'Uomo, nel mio cuore, per abitarlo in pienezza...  per dire ancora una volta, come a Natanaele, "Ambrosius, prima di qualunque altro, io ti ho visto, là... nel tuo mondo assorto" per originare quello stupore (senza fine) che porta (spero per me)  ad accogliere quella sfida che nasce dall'Incontro.

venerdì 13 ottobre 2017

La veglia per vincere un cuore appesantito.

Lettura del Vangelo secondo Luca 21, 34-38

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo
 
Mi immagino il Maestro che passeggia nel tempio, che osserva e insegna... 
Osserva nel tempio la fede dei suoi contemporanei, una fede fatta di sacrifici, di colombe, di cambio moneta perché ciò che era impuro non poteva entrare nel tempio, fosse anche una moneta di Cesare. Osserva e osservando mette a nudo una religiosità appesantita da riti, oneri, onori, affanni ... che come un muro celano la visione di un Dio, che è Padre, che è amore e come un masso rallentano il cammino.
Ecco che, forse, quando il cuore è appesantito da questi orpelli il giorno della rivelazione piomba addosso all'improvviso, perché non ho avuto modo di accorgermi che esso era già alla porta del mio cuore che bussava per entrarvi...
La veglia (etimologicamente dal latino vigilia, stare sveglio, stare desto) diviene il mezzo per cogliere i segni del regno nella mia vita...
Una veglia, quella del maestro, che alterna lo stare tra le gente il pernottare nella notte fuori, come a ritrovare quella dimensione intima con Dio, quel filo d'oro che lega la terra al cielo, quel filo d'oro che solo i "poveri in spirito", coloro i quali hanno l'essenziale nel cuore, riescono ad afferrare.

lunedì 3 luglio 2017

Toccare per essere toccati dall'Amore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Tommaso l'incredulo ...
Tommaso che sembra non credere alla vittoria sulla morte del Maestro. Lo immagino pensoso che si domanda: "perché non è apparso anche a me?"
Non sappiamo dove fosse Tommaso, forse tornato a casa pensando finita la fantastica avventura del Cristo, forse nascosto per paura ... Mi piace pensare, perché io avrei fatto così, che appena sparsa la voce della risurrezione torna alla "base", per capire... per vincere la paura...perché sente rinascere la speranza.
Ma, in Tommaso c'è sempre un ma, che scava: è la razionalità, la logica, l'ordine naturale della cose ... anche in me c'è un "ma" davanti a questo mistero...
Quella sera, quando Gesù appare,Tommaso non è con gli altri, e nei suoi ragionamenti pensa di dover toccare i buchi delle mani e del costato, per credere, mentre non sa che è Gesù ora a doverlo toccare, a posare la mano sul cuore dell'Apostolo per dargli nuovo calore, un nuovo palpito...
Tommaso vuole toccare il corpo del Maestro ed invece è il Cristo che tocca il suo... 
Quando Gesù viene di nuovo e Tommaso lo vede, vede le sue mani e il suo petto, cadono tutti i pensieri fino allora meditati, cadono tutte le remore, Tommaso non tocca, non mette il dito per verificare; no, si inginocchia e confessa: “Mio Signore e mio Dio!”, la più alta e la più esplicita confessione di fede in tutti i vangeli. 
Tommaso mi ricorda che anche io troppo spesso voglio toccare il mistero (fisicamente, con la razionalità, con la logica, la mente), voglio analizzarlo come se fosse un bilancio o una regola; ma l'apostolo mi ricorda che occorre essere visti da Gesù ed essere toccati dalle sue mani, che sono sempre una carezza, una stretta di mano, un sorriso e pesino un bacio. 
Allora, Tommaso mi ricorda che anche davanti a questo amore che tocca il cuore non c'è difesa che regga... tutto crolla perché tutto diventa nuovo.

domenica 25 giugno 2017

Nicodemo, rinato semplicemente dall'alto dell'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 16-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Luce e tenebra, Amore e condanna l'Evangelo di oggi mi induce a riflettere su queste contrapposizioni.
All'ora del vespro, quando la liturgia ambrosiana  attraverso il lucernario invita a fissare lo sguardo sulla luce che non tramonta, si ripropone questa antica lotta delle tenebre e della luce, dell'Amore e dell'odio...
Mi chiede tanto questo Vangelo, mi chiede di accogliere l'Amore per divenire luce... per camminare nella luce...
Ecco cosa vuol dire, forse, "rinascere dall'alto" che Gesù dice a Nicodemo nei versetti precedenti ...  
Ri-nascere nella luce d'Amore che, come ricorda il "mio" lucernario non conosce tramonto.
Riconosco che sono ancora molte le nebbie che offuscano il mio cuore, nonostante rinascere dall'alto nella luce appaia cosi facile a dirsi.
Quante volte scelgo le tenebre perché sono la via più semplice? Cosa c'è di più semplice dell'Amore, però?

martedì 6 giugno 2017

Evangelii gaudium come fonte di pienezza

Lettura del Vangelo secondo Marco 10, 28-30

In quel tempo. Pietro prese a dire al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Pietro, il discepolo certamente meno perfetto, irrompe con la sua "ruvidità" con un appunto al Maestro, dopo l'incontro con il giovane triste che se ne va perché aveva molte ricchezze (certi esegeti, e a me piace pensare sia così, pensano che sia proprio l'evangelista Marco quel giovane, perché   solo colui a quale è indirizzato un sguardo d'amore può percepirlo e raccontarlo poi nella narrazione Evangelica al versetto 20 con una telegraficità lessicale che ne racchiude l'immensità: "guardandolo lo amò")
"Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito", sembra tra le righe dire Pietro, come se volesse ribadire il coraggio di una sequela, di una scelta dettata da amore, follia, coraggio o più semplicemente perché avvinto da un sogno d'amore che si cala nella storia...
La risposta di Gesù mette le cose in ordine, egli usa garbo e delicatezza che il Maestro fa proprie in ogni occasione, come a dire che la scelta del Vangelo, nelle sue infinite sfumature, è già oggi, ora, fonte di gioia di pienezza e  non certo di perdita.
Una pienezza che nasce da uno sguardo che ama come per il giovane del Vangelo, come per l'evangelista Marco, come per me...
Uno sguardo che cerco con la ragione ma che dovrei percepire affidandomi alla la luce del cuore ... 
Uno sguardo che chiede di essere accolto ma che la presenza di altri "amori" che seducono (che siano il denaro, la ricchezza, il potere, ecc.) forse non mi permette di accogliere, perché le cellette a compartimenti stagni del cuore sono già piene e il cuore non sente più il bisogno di essere amato da un altro.
La parola sembra invitarmi ad una ristrutturazione delle cellette stagne e occupate, a sfrattare qualche occupante ingombrante che pesa e rallenta il passo, buttare già tramezze e pareti divisorie del cuore per creare un open space e lasciare, così, spazio all'Amore ... perché Evangelii gaudium è bello.

lunedì 5 giugno 2017

Una voce venuta ad illuminare ogni anfratto buio del mio cuore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 27-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».


Dopo la brezza dello Spirito (che a volte irrompe con rumore, altre volte sembra un sussurro nel vento, altre volte uno sconvolgimento) la liturgia ambrosiana torna a contemplare i momenti della passione.
Perché questo vangelo, poco dopo l'ultima cena a Betania?
Gesù è turbato, egli sa che la fine si sta avvicinando ... il turbamento, lo spasmo di panico e di paura sono uguali a quelli che posso aver provato io mille volte...
Eppure in questo spasmo,  ancora una volta è una voce dal cielo che dichiara Gesù "glorificato"; proprio quando lui sta per intraprendere il cammino della passione, e coloro che ascoltano ne sono turbati.

Questa voce non è venuta per me, ma per voi

Proprio nel momento dello sconforto, del dolore... della paura arriva la voce del Padre.
Già, la voce di un Padre che incontra, che cerca, che prende per mano dicendo che con la morte del Figlio nulla è finito e che nulla è perduto, anzi! Tutto si apre ad una nuova prospettiva di luce.
Una voce che arriva a illuminare l'anfratto più buio del cuore: quello nel quale alberga la paura e il terrore..
Una voce che a me dice, ancora, poco ...


giovedì 1 giugno 2017

Nel mondo, perchè creati e custoditi da un grande Amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 18-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».


 Odio e amore due slanci per il discepolo...
l'amore, quello del Padre, universale che travalica ogni misura ... da una parte; l'odio del mondo dall'altra.

Se il mondo vi odia

frase che si presta a molteplici interpretazioni, ma qui, forse, vuole indicare tutto ciò che è opposto e contrapposto a Dio ... che sia fuori dal mio cuore (ambienti di lavoro, amici, gruppi ...) o che sia dentro al mio cuore (tutto ciò che mi allontana dal Padre).
Il Maestro ci mette in guardia dall'amare perché amati: l'amore divide, l'amore non chiede in cambio l'amore sopporta tutto...
Allora mi ricordo di quanto mi diceva nonnina mia "Non fare del bene se non sei capace di sopportare l'ingratitudine".

 vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia

Il discepolo è chiamato ad andare controcorrente incurante dell'odio, perché la sequela permette di vedere nella giusta prospettiva: di andare con forza contro le logiche del mondo e alle sue forze perché tratti in salvo dalle tenebre del mondo dalla luce di Pasqua.
Essere discepoli (più o meno fedeli) del Maestro non preserva dal combattimento tra il mondo e lo spirito, non è garanzia di vita su di una nuvoletta profumata e bella ... anzi, il contrario. Questo combattimento si radica nel mondo perché il Discepolo è chiamato a mostrare la logica del Vangelo: l'amore.
Mostrare la logica dell'Amore, sempre, anche se questo è "ripagato" con l'odio. 
Ricordo che il cardinale Camara diceva "se offro da mangiare ad un affamato sono un santo, se mi domando e grido perché questo soffra la fame, sono un comunista". Lasciarsi scavare dal Vangelo comportò per il cardinale una scomoda etichetta...
Questo vangelo mi scava non sul "dire" ma sul "fare", sulle due pulsioni che abitano in ciascuno di noi, che abitano in me... e ammutolisco davanti al mistero dell'Amore e al combattimento che comporta, anche contro noi stessi, a volte...
Quasi quasi... mi iscrivo a boxe per essere pronto...

martedì 30 maggio 2017

AMARE OLTRE OGNI RAGIONEVOLE (dubbio, ops) ... MISURA

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 9-11

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
 
Cristo, l'Amico ... posa il suo braccio sul discpolo stanco per rincuorarlo
Rimanere nell'amore, un invito molto difficile ... a volte sembra che l'amore sia la dimensione dell'eccezionalità... riviviamo, magari raccontando ad amici, come se fossero appena accaduti, una delusione, o una ferita, o un torto ormai lontani nel tempo ... ma difficilmente restiamo nell'amore, che è uno "stato" anche più piacevole.
Rimanere nell'amore, l'invito che il Maestro fa, risulta ancora più difficile davanti all'amarezza, al male, alle ferite o all'odio che guadagnano terreno ... che rodono il nostro francobollo felice d'amore... come dei lupi famelici che si nutrono dell'amore lasciando dietro di loro solo grigiore e dolore.
Il rimanere del Vangelo di oggi, allora, mi risuona come un "perseverare" nell'amore... sempre, in ogni dove... anche quando l'amore sembra solo un ricordo di tempi lontani, proprio in quel momento devo perseverare.
Ma l'amore che propone il Maestro non è un amore "interessato" governato da logiche utilitaristiche o del do ut des... è il termine di paragone che fa dell'amore, Amore ...

Come il Padre...

quindi, in modo totalitario.
Una misura valida non solo per l'amore sponsale o di coppia, ma per tutte le colorazioni e tonalità che l'amore sa scorgere e il cuore riesce a cogliere: quello filiale verso i genitori (e viceversa), quello che lega due amici, quello sul luogo di lavoro o di volontariato... quello di un sorriso donato ... quello verso il signor Nessuno.
Ecco la misura: l'eccesso...  come quello del Padre che dà tutto quello che ha, il Figlio. 
Un millimetro di meno e sono fuori... non rimango nell'amore del Padre. 
Solo in questa dimensione la mia gioia sarà piena, perché amando come  il Padre parteciperò nella stessa misura alla sua Gioia.
Ecco l'eroicità del Cristiano, non un ottimismo esasperato, non del buonismo da far venire la carie, non l'amore q.b. (quanto basta, come a dover correggere una insipida ricetta con aromi e spezie) ma, parafrasando un adagio giuridico, un Amore OLTRE OGNI  RAGIONEVOLE (dubbio .... ops) MISURA.
Forse è il caso che cambi il mio ricettario ... perché delle volte mi sembra di amare usando il bilancino dello speziale...
se guardo a questa mezza giornata, riesco a vedere almeno un mio gesto di Amore come quello del Padre?

giovedì 25 maggio 2017

Tornare alle paure, colmi della Tua pace.

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


A volte ci si affida alla tecnologia per non sbagliare e invece...
Per un click sbagliato mi ero già lasciato interrogare dal vangelo dell'Ascensione, pare che debba tornare nuovamente su questo Evangelo ...
Il caso sembra dirmi, zuccone che non sei altro.... applicati meglio, rimandato a settembre (come alle superiori).

Cosa aggiungere a questo? alla parentesi di stupore e di incredulità che racchiude la gioa del tornare alle proprie occupazioni illuminati dal sole di Pasqua?

Illuminati dal sole di Pasqua, si ritorna con grande gioia alla vita di sempre

La mia attenzione si sofferma su un aspetto, forse di piccolo conto che non mi aveva colpito qualche giorno fa.

Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Quasi a volermi dire che dopo la Resurrezione e persino ora che Tu sei salito al cielo Tu sei con me, accanto a me nelle cose di ogni giorno, come nel mangiare una porzione di pesce arrostito ... entri nella mia quotidianità non con gli effetti speciali di un prestigiatore (che celano sempre qualche barbatrucco) ma con un invito di pace che dirada lo spavento ed il terrore ... dei discepoli nel Vangelo di oggi, il mio nel mio cammino.
Ecco che allora la paura di ritornare a Gerusalemme (dove i discepoli rischiano la vita) cede il passo alla grande gioia perché i discepoli sono consapevoli della vicinanza e della presenza del Maestro.

Ecco, forse cosa volevi dirmi con i "tempi" supplementari di oggi ... di tornare alla mia Gerusalemme, di tornare alle mie paure colmo del tuo saluto di Pace.

mercoledì 24 maggio 2017

Vedere o Guardare il Padre?

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 7-14 
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»


Signore, mostraci il Padre e ci basta

Un'affermazione di non poco peso ...
Alla vigilia dell'Ascensione una domanda che si palesa in tuta la vastità...
Una domanda che presuppone un desiderio di vedere ... o di guardare il Padre?
Nel pensiero di un filosofo, Thoreau il ‘guardare’ non presuppone che si riesca anche a ‘vedere’! Vedere deriva dal latino videre e si pone come significato: la percezione della realtà attraverso l’uso della vista. Quindi vuol dire capire, scoprire ed interpretare ciò che ci circonda; molte volte chi guarda non vede, perché guardare è un’azione riflessiva come fare attenzione a qualcosa o qualcuno, ma non si va oltre!
La risposta di Gesù sembra dire questo a Filippo... tu guardi e non vedi.
Non condanna questo atteggiamento così umano, ma invita a vivere la Fede con e nelle opere

chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste

Anche io spesso guardo, leggo, cerco di andare in profondità, ma rimane sempre il dubbio: tutto ciò è un tentativo, seppur maldestro, di vedere il Padre nella mia vita o un guardare da spettatore ignavo?

martedì 23 maggio 2017

Scusi, è libero? si, occupato dall'amore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 1-6

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
 

Continua la lettura del Vangelo di Giovanni... e ancora un volta continuano le rassicurazioni del Maestro:

Non sia turbato il vostro cuore

Lo immagino nel tono: dolce, pacato ma fermo ... con una punta di rassegnazione ma colmo di speranza difronte ai discepoli sempre disorientati o spaventati per l'annuncio della morte del loro Maestro, ma anche difronte anche alle mie paure, al mio cercare di capire con la logica della mente e non quella del cuore...
Davanti al turbamento del cuore... quando magari tutto sembra confuso, distorto e semplicemente avvolto da una coltre di nebbia fitta il Signore Gesù ci dice di accendere i nostri fendinebbia, i fendinebbia della Fede in Dio ed in Lui. 
Lasciare,  dunque, che su questa strada turbolenta e nebbiosa sia la Fede,  intesa anche come docilità alla Tua Parola e alla Tua sequela, a guidarmi.
Su questa strada, dove non conosco ancora la meta, come Tommaso -così pragmatico e logico- sembra ricordare, Tu doni anche un navigatore infallibile... il Tuo esempio:

Io sono la via, la verità e la vita

Allora se tu sei la Via noi non potremmo che arrivare dove sei Tu

Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.  ... vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi

E allora, quando quel giorno arriverà, sarà bello ritrovare un Amico ... che mi ha tenuto un posto, come sul bus, verso la scuola, quando il mio compagno di banco, che saliva qualche fermata prima di me, chiamandomi per nome diceva che potevo sedermi accanto a lui.
Ed ora? 
Sul bus della mia vita spero che Tu stia continuando a tenermi il posto per viaggiare insieme sulla Tua via,  illuminando le nebbie con la Fede e il cuore, così da poter distinguere con chiarezza, nello stridore della voce metallica che annuncia le fermate, quella voce rassicurante che dice: "non temere, siediti pure, è il tuo posto".
Questo oggi Ti chiedo.

lunedì 22 maggio 2017

Nella misura dell'amore, la speranza del cammino.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13, 31-36
In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

Vignetta di Giovanni Berti - www.gioba.it
Le cose semplici spesso si rivelano così difficili ...
Il comando dell'amore non è nuovo alle culture e alle religioni, viene legato al "prossimo" inteso come simile, come appartenente al medesimo popolo o al medesimo culto.
Il Maestro viene a rompere questa chiusura introducendo un metro di misura 

Come io ho amato voi
 
Un' amore totalitario, che va oltre alla legge, va oltre a appartenenza di nazione, religione o popolo (giudeo/pagano/samaritano ...); come ci ricorda Giovanni "li amò sino alla fine".

 ... da questo capiranno che siete miei discepoli

E' dalla misura con la quale ama e non dall'amare o da altri prodigi che il vero discepoli si riconosce... egli ama come il Maestro, sino alla fine, senza misura.
Una lettura semplice ma che scava nel cuore: sono disposto ad amare non perché obbedisco ad un comando, ma perché figlio di Dio? Solo in questa prospettiva, penso, l'amore si spoglia delle logiche del do ut des per divenire incondizionato e gratuito.
Guardo alla figura di Giuda, quanto mi assomiglia: così umano che non sembra cogliere e accettare la prospettiva di un Dio che ama ... che ama sino alla fine... che si gioca tutto per amore. 
Povero Giuda che esce, ci dice il Vangelo; lo immagino sconfortato, spaventato, tremendamente confuso... sembra non  capire, non accettare che non con gli eserciti ma con l'Amore il Maestro è venuto a cambiare il mondo, le vite, la sua vita e persino la mia...
Povero "fratello Giuda" così vicino a Gesù da smarrire la rotta, la bussola... quanto sono tremendamente simile a te, senza bussola, che fatica a vedere la meta o il risultato, magari li immagino, ma davanti alle difficoltà al cambiamento di prospettiva corro anche io il rischio di uscire come te....nel buio come ricorda l'Evangelo... 
Allora non mi resta che aggrapparmi alla speranza che Tu Signore  possa illuminare il mio cammino; sola speranza nella lunga notte.

giovedì 18 maggio 2017

Illuminati dal sole di Pasqua si ritorna con grande gioia alla vita di sempre.

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53
In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Il cuore del vangelo di oggi si schiude tra due parentesi di stupore e di incredulità.


Gesù in persona stette in mezzo a loro ... non credevano ancora ed erano pieni di stupore

Gesù sta in mezzo, entra nella quotidianità dei discepoli, nella mia quotidianità, entra non da infiltrato in missione segreta, camuffato e truccato per non essere riconosciuto, anzi... entra con tutta la sua luce desideroso di essere riconosciuto.
Sta nel mezzo, con me... non come un condottiero che guida schiere (in testa se coraggioso ... nelle retrovie se vigliacco e pauroso)... ma con me nel mezzo del mio cammino, della mia sofferenza.
Mi piace immaginarlo stupito davanti davanti all'incredulità dei discepoli che pensa " ma questi sono proprio tonti ... dei grulli rintronati rivestiti a festa" eppure lui non perde la pazienza, l'entusiasmo di dire "sono proprio io". 
Sono la paura dei discepoli, la loro incredulità e lo stupore che oscurano la visione. 
Allora in questo specchio, come nella favola di Biancanve, si riflette il lettore, mi rifletto io e vedo come sia difficile aprirsi all'incontro con il Maestro, con Dio. Se è stato così difficile per i discepoli che hanno mangiato, riso, dormito, camminato, pregato con Te figurarsi per me che arrivo millenni dopo. La sola presenza suscita paura, incredulità e durezza del cuore... figurarsi aprirsi totalmente al mistero.

A questa prima parentesi amara però segue un punto fermo, un sole radioso che illumina la storia, l'uomo... e persino me.
E' il sole di Pasqua espresso con un semplice augurio al quale segue, nuovamente per questi discepoli tontoloni (e per me, ancor di più), tutta la spiegazione.

PACE A VOI

Questo augurio, questa benedizione, che non è assenza di guerra o di conflitti struggenti dell'anima ma la pace letta con le lenti della Pasqua, con l'aprirsi al progetto del Padre  (anche se costa, molto) può davvero illuminare le tenebre.
Questo sole illumina l'ultima parentesi che chiude il racconto evangelico di oggi... 

 alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo

Lasciarsi illuminare dal sole della Pasqua  vuol dire aprirsi alla benedizione... vuol dire liberarsi da noi stessi (come invita l'Evangelo di ieri), affrancarci dal timore, dalla paura come i discepoli di oggi, per entrare nella prospettiva di Dio; solo allora torneremo alla nostra vita con grande gioia, come i discepoli che tornano a Gerusalemme.
Ed io, dove sono nel mio cammino? alla grande gioia? alla paura iniziale o colmato dalla Pace pasquale? Specchio specchio delle mie brame quale tenebra attanaglia il mio reame?

lunedì 15 maggio 2017

Tu chi sei?

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 21-30

In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». / A queste sue parole, molti credettero in lui
 
(Musee National Marc Chagall) Mosè e il roveto ardente

 «Tu, chi sei?»

E' la domanda dei contemporanei di Gesù, della folla ... ma a ben guardare è anche la mia domanda. 
Una domanda che cela il desiderio di conoscere il Maestro, forse anche un modo di "presentarsi" un po' goffo e diretto che mi ricorda la vecchine della mia parrocchia, quando, giovane chierichetto, a fine messa mi fermavano e mi domandavano "Tu, chi sei? di chi sei figlio?" e allora via... a declinare l'albero genealogico materno o paterno a seconda delle conoscenze delle vecchine...e una volta "agganciato" il mio volto alla matriarca (la nonna) ci si assicurava un saluto a tutte le messa... un cenno di capo alla comunione, o un "sei proprio bello, bravo e intelligente" per la strada con tanto di imbarazzo.
Dunque una domanda che mi mette in relazione con l'idea di Dio che ho, che mi sono fatto e alla quale Gesù da la sua risposta:

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono

Io sono, è il nome che Dio si attribuisce nella teofania sul Sinai ... ma  Gesù, dicendosi emanazione del padre (sarà teologicamente appropriato?) sembra proporre e anticipare una teofania quasi al contrario: non il prodigio di un roveto ardente che non si consuma, ma un uomo crocifisso, ardente e arso d'amore per l'Uomo... ecco la risposta che la mente sembra scorgere in queste righe difficili... ed il cuore, cosa vede? Forse preferisce calzare degli occhialoni da sole enormi (ormai la bella stagione è alle porte) per non vedere un bagliore che di riflesso, dando la Sua risposta, sembra ribaltare la domanda ... "io ardo d'amore per te, ma tu, Ambrosius, chi sei?"

venerdì 28 aprile 2017

Illum oportet crescere, me autem minui

Giovanni 3, 22-30
Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo.
Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire


Un vangelo criptico quello della liturgia ambrosiana odierna ... che parla di sposo, di amico dello sposo e di cresciuta e decrescita.
Ascoltare la voce dello sposo: tanto facile ma ancor più difficile, ascoltarne la voce. Un voce che sussurra mete mai immaginate, traguardi impensabili, abbracci che mai daremmo e baci che non vorremmo mai dare ...
Ascoltare, presuppone due atteggiamenti: il silenzio e la mansuetudine. Solo nel silenzio docile che tacita il fragore e i sussulti del mio pensiero e i moti tummultosi dell'anima possiamo percepire la voce sussurrante dello Sposo. La mente, prima che il cuore, corre alle icone russe dove i santi vengono raffigurati con orecchie grandi e una bocca assai più piccola (quasi sproporzionata) perché l'ascolto viene prima di tutto...
L'ascolto della voce dello Sposo, allora porta con sé il secondo moto dell'anima ... il crescere ed il diminuire come in un moto ondoso di una marea d'amore.

Crescere/diminuire: la voce dello sposo, se sentita, ma ancor più ascoltata, porta a far decrescere il nostro ego, le nostre aspettative, i nostri traguardi per sposare quelli dello Sposo. Chi ad una festa di nozze ruberebbe la scena allo sposo? persino il galateo e il bon ton sconsigliano certi atteggiamenti atti a rubare la scenda agli sposi.
Solo l'ascolto attento e docile, e per nulla facile, della voce dello sposo portano a una decrescita del mio Ego, del mio Io, delle mie pulsioni per aprimi alla Luce dello Sposo
Solo così, ascoltando la Tua voce e lasciandomi modellare da Te allora la mia gioia sarà piena, come quella dell'Amico dello Sposo, Giovanni il Precursore.

Poche righe, ma una svalangata di interrogativi? Io so davvero ascoltare la Tua voce? Sono capace di fare silenzio, quel silenzio ricco d'attesa? Come e con cosa soffoco e riempio il Silenzio? e su quel crescere e decrescere meglio non aprire il vaso di Pandora ... ahimè...

Come un viandante, mi rendo conto che il cammino è lungo e ricco ...

crocifissione dell’altare di Isenheim realizzata da Mathias Grünewald