Lc. 24, 13-35
«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
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| I discepoli di Emmaus, Sodoma - Chiostro dei monaci, San Miniato al monte (FI) |
(in trasferta per il ponte, lascio il mio rito Ambrosiano per seguire il vangelo del rito Romano, che medito in questo soggiorno al mare)
Una delle pagine più belle e che da sempre mi ha colpito.
Una pagina che dividendomi tra rito romano, rito ambrosiano e rito monastico torna per la terza volta in meno di 10 giorni...
Una pagina che dice tanto, ma a me cosa dice?
Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo: la strada di Emmaus, forse, è un ritorno a casa... è la strada dello sconforto, del fallimento di un annuncio finito nel sangue della croce e non di quello della rivoluzione per rovesciare l'invasore romano. Etichettata come fallita l'esperienza di quel Gesù, i discepoli tornano a casa.
Sono la mestizia, il dolore, la paura per il futuro e del "cosa fare, dopo aver seguito un Uomo che ha fallito, che pesano sul cuore dei discepoli come macigni. Macigni che nemmeno la risurrezione è riuscita ad infrangere a differenza della pesante pietra sepolcrale. Sono questi pesi sul cuore che impediscono di riconoscere il Signore.
Ma proprio la cecità degli apostoli, rincuora la mia cecità su due piani...
il primo, non basta aver camminato con Gesù per alcuni anni per poterlo riconoscere e confessare ...
Il secondo, Gesù sceglie la via della mestizia, del fallimento, il tratto di strada che sembra più buio e sconfortato per camminare con noi, per camminare con me. Dunque è su questo tratto di strada, in salita, con il cuore pesante, sconfortato e spaventato che sono chiamato maggiormente a credere che Lui cammina con me, accanto a me ...
Ma, come riconoscerlo?
Ancora una volta è la scrittura che viene in mio aiuto.
Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via.
Già l'ardore del cuore. Ecco come riconoscerlo. La presenza di Gesù sulla nostra tumultuosa strada riscalda il cuore, è il cuore che ci permette la visione; come scrivevano i mistici medioevali "Ubi amor, ibi oculos".
Ma da questa pagina traspare un messaggio di speranza.
Non se n’è andato altrove, il vangelo dice letteralmente: divenne invisibile.
Gesù diventa invisibile, ma è ancora con loro. Scomparso alla vista, ma non assente.
Anzi, in cammino con tutti quelli che sono in cammino, è sulla nostra stessa strada come un “cielo che prepara oasi ai nomadi d’amore” (G. Ungaretti).
Quante volte sono cieco e freddo di cuore per riconoscere la sua presenza? quanta attenzione presto ai macigni che opprimono il cuore e perdo di vista la bellezza del cammino e la presenza che mi accompagna?
Questa parola mi interroga sul cuore e sulla visione ... mi rendo conto della mia cecità, del mio cuore che arde poco e a intermittenza e ancora una volta ti chiedo di donarmi un cuore per pupilla perché possa vedere con l'ardore del cuore e non con la luce della mente.

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