lunedì 31 luglio 2017

Il grano e la zizzania per un pane d'amore.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Un Vangelo, quello di rito romano, che oggi interroga sul bene e sul male... sull'esistenza dell'uno accanto altro. Sembra voler rispondere alla millenaria domanda dell'Uomo: "si Deum bonum est, unde malum? e si non est, unde bonum?". Domanda che ha avuto milioni di risposte teologiche e non...
Ma questo Evangelo oggi chiede la mia.
Mi sono sempre chiesto cosa sia questa zizzania... è un'erba che prende il nome di Lolium temulentum, anche detta “loglio cattivo”, ed è una pianta erbacea simile al frumento, che nasce nei campi coltivati, confondendosi fra i cereali, ma che nuoce ai vegetali che crescono nel terreno circostante, danneggia le coltivazioni agricole e produce una farina tossica.
Ecco il male ... Il maestro sembra dire che il male non porta a nulla, nemmeno nei frutti... anzi avvelena l'animo...
Il Maestro oggi mi chiede di guardare dentro... al campo del mio cuore: c'è il buon grano, certo... ma c'è anche quel loglio cattivo che avvelena.... entrambi crescono l'uno accanto all'altro, ma quello che forse sembra voler dirmi il Maestro è di usare pazienza, di saper aspettare il tempo giusto, vigilare affinché la zizzania, le nubi nere che avvolgono il mio cuore, non soffochi il mio grano e possa così mangiare un pane di vita, un pane d'amore che non avvelena, ma unisce attorno alla tavola della vita.

mercoledì 19 luglio 2017

Nelle Tue mani, dal niente al tutto

Lettura del Vangelo secondo Luca 9, 10-17

In quel tempo. Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono al Signore Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Una Parola facile, semplice ad una prima lettura, ma che disvela tesori nascosti. 
La folla incalza il Maestro che con i discepoli cerca il silenzio, un posto quieto dove sostare nel Signore...
Il giorno declina.... viene sera ... e i discepoli ragionano come uomini: non c'è cibo per tutti, o se ne compra dell'altro o si manda tutti a casa...
Gesù "rompe" questa logica e mostra come i pani e i pesci messi nelle mani di Dio generano amore, condivisione...
Allora questa parola mi pone davanti tutte quelle volte che non metto nella mani di  Dio il mio poco, pensando che il mio niente sia tutto ... Il Maestro con il suo atteggiamento silenzioso sembra proprio ricordarmi questo ... Solo Tu puoi rendere il mio niente, tutto.

lunedì 3 luglio 2017

Toccare per essere toccati dall'Amore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20, 24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Tommaso l'incredulo ...
Tommaso che sembra non credere alla vittoria sulla morte del Maestro. Lo immagino pensoso che si domanda: "perché non è apparso anche a me?"
Non sappiamo dove fosse Tommaso, forse tornato a casa pensando finita la fantastica avventura del Cristo, forse nascosto per paura ... Mi piace pensare, perché io avrei fatto così, che appena sparsa la voce della risurrezione torna alla "base", per capire... per vincere la paura...perché sente rinascere la speranza.
Ma, in Tommaso c'è sempre un ma, che scava: è la razionalità, la logica, l'ordine naturale della cose ... anche in me c'è un "ma" davanti a questo mistero...
Quella sera, quando Gesù appare,Tommaso non è con gli altri, e nei suoi ragionamenti pensa di dover toccare i buchi delle mani e del costato, per credere, mentre non sa che è Gesù ora a doverlo toccare, a posare la mano sul cuore dell'Apostolo per dargli nuovo calore, un nuovo palpito...
Tommaso vuole toccare il corpo del Maestro ed invece è il Cristo che tocca il suo... 
Quando Gesù viene di nuovo e Tommaso lo vede, vede le sue mani e il suo petto, cadono tutti i pensieri fino allora meditati, cadono tutte le remore, Tommaso non tocca, non mette il dito per verificare; no, si inginocchia e confessa: “Mio Signore e mio Dio!”, la più alta e la più esplicita confessione di fede in tutti i vangeli. 
Tommaso mi ricorda che anche io troppo spesso voglio toccare il mistero (fisicamente, con la razionalità, con la logica, la mente), voglio analizzarlo come se fosse un bilancio o una regola; ma l'apostolo mi ricorda che occorre essere visti da Gesù ed essere toccati dalle sue mani, che sono sempre una carezza, una stretta di mano, un sorriso e pesino un bacio. 
Allora, Tommaso mi ricorda che anche davanti a questo amore che tocca il cuore non c'è difesa che regga... tutto crolla perché tutto diventa nuovo.