venerdì 13 ottobre 2017

La veglia per vincere un cuore appesantito.

Lettura del Vangelo secondo Luca 21, 34-38

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo
 
Mi immagino il Maestro che passeggia nel tempio, che osserva e insegna... 
Osserva nel tempio la fede dei suoi contemporanei, una fede fatta di sacrifici, di colombe, di cambio moneta perché ciò che era impuro non poteva entrare nel tempio, fosse anche una moneta di Cesare. Osserva e osservando mette a nudo una religiosità appesantita da riti, oneri, onori, affanni ... che come un muro celano la visione di un Dio, che è Padre, che è amore e come un masso rallentano il cammino.
Ecco che, forse, quando il cuore è appesantito da questi orpelli il giorno della rivelazione piomba addosso all'improvviso, perché non ho avuto modo di accorgermi che esso era già alla porta del mio cuore che bussava per entrarvi...
La veglia (etimologicamente dal latino vigilia, stare sveglio, stare desto) diviene il mezzo per cogliere i segni del regno nella mia vita...
Una veglia, quella del maestro, che alterna lo stare tra le gente il pernottare nella notte fuori, come a ritrovare quella dimensione intima con Dio, quel filo d'oro che lega la terra al cielo, quel filo d'oro che solo i "poveri in spirito", coloro i quali hanno l'essenziale nel cuore, riescono ad afferrare.

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