domenica 18 marzo 2018

Chiamati a risorgere ogni giono come Lazzaro.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11, 1-53
In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Giotto, Cappella degli Scrovegni, La resurrezione di Lazzaro
Un Vangelo lungo che, oggi, mentre veniva letto, mi ha catturato con un versatto: 
«Il Maestro è qui e ti chiama»
Come a voler dire che anche nella disperazione (quella di Marta e Maria per la perdita del fratello)  o quando tutto sembra perduto o senza via di uscita (i quattro giorni dalla morte di Lazzaro: secondo la tradizione rabbinica l'anima del morto stazionava nelle vicinanze del corpo per 3 giorni, poi andava verso mete sconosciute all'uomo), anche quando sembra più buia la notte, il Maestro è qui e chiama...
Chiama alla vita, egli fa rotolare le pietre che mi relegano nel buio della morte, della paura, della rassegnazione, del peccato ... e lo fa ogni giorno, egli mi chiama e mi offre la possibilità di passare dal buio alla luce, dalla schiavitù alla libertà, chiama per sciogliermi dalle bende che mi impediscono di camminare verso la sua Luce.
Allora questa domenica di Quaresima mi invita a guardare il "QUI" del Maestro e a sapere riconoscere questi "SEGNI" nella mia quotidianità: a saper discernere il miracolo di Lazzaro nella piccola e incasinata vita di Ambrosius ...

martedì 13 marzo 2018

Perle e Semi per il campo del Mondo.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 6-12
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Un cammino sempre più radicale quello della Quaresima dell'anno B della liturgia Ambrosiana: radicale nel senso che porta alla radice dell'Evangelo.
Con la perle date ai porci, il Maestro mi invita a non sprecare il  tesoro della Parola commettendo due errori: in primis, quello di abusare e deformare a mio piacimento gli insegnamenti del Maestro o addirittura rigettarli, e, in secundis, l'errore di sprecare quel seme, non sapendo riconoscere quando non c'è terreno fertile per far germogliare la Parola.
Una perla e un seme che occorre sapere riconoscere: che vanno cercati con la certezza, prima o poi, di trovarli.
Ecco la forza della preghiera, non un chiedere per realizzare un mio progetto, ma l'ascolto per aderire al progetto del Padre che, come ci ricorda il Maestro, darà cose buone, sempre: semi e perle per il campo del mondo e i sentieri della vita.

lunedì 12 marzo 2018

Amore: unica misura con la quale giudicare

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 1-5
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Un Vangelo che mi ha sempre dato fastidio: se permettete, tra me e un malavitoso pluriomicida, tra i due penso proprio di non avere la trave nel mio occhio.
Eppure questo Vangelo è per la salvezza...
Un invito a volgere uno sguardo introspettivo... perché non è la trave dell'altro che mi condanna e mi opprime, ma è la più piccola pagliuzza che pesa sul mio cuore che mi condannerà...
Se il cammino nel deserto della quaresima è un invito continuo alla spogliazione, oggi l'invito che il Maestro mi fa è quello di spogliarmi della smania di giudicare gli altri ... la smania di puntare il dito contro gli altri, perché come mi ricordava un padre conciliare "puntando il dito contro tuo fratello, non scordarti che le altre tre dita della mano sono rivolte verso di te".
Un cammino lungo per imparare la misura che usa Dio: l'Amore.
Un cammino lungo per imparare il giudizio di Dio: Misericordia e Compassione.

lunedì 5 marzo 2018

"Padre nostro" io ora odo la Vostra voce e tutto mi sembra bello qua.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6, 7-15
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: / Padre nostro che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, / venga il tuo regno, / sia fatta la tua volontà, / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, / e non abbandonarci alla tentazione, / ma liberaci dal male. / Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».



Un invito per il cammino della Quaresima a non sprecare parole, come i pagani, quando si prega; invito al quale segue la preghiera del Padre Nostro.
Allora il Vangelo di oggi mi invita a spogliarmi dei vocaboli "io", "mio" a favore di un "noi" e di un "nostro"... mi invita a spogliarmi della mia unicità per scoprimi fratello.
Allora la preghiera non è solo per me, ma diventa per la comunità... e il cuore, così, diventa una bisaccia da viaggio capace di portare tutti.
La Quaresima e il Vangelo di oggi mi invitano a spogliarmi dei miei egoismi, del mio egocentrismo; quando le mi orecchie non saranno più tappate dall'orgoglio, quando mi sarò spogliato di tutto ciò (come la quaresima mi invita a fare) allora potrò udire la voce del Maestro e come don Camillo, anche io potrò esclamare: "Grazie Signore, io ora odo la Vostra voce e tutto è bello qua".
Allora il mio deserto sarà finito perché avrò trovato l'acqua che zampilla e portò cantare la gloria della Pasqua.

giovedì 1 marzo 2018

Nel "segreto" della gratuità, la gioia di fare.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6, 1-6
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Le parole del Maestro in questo cammino di Quaresima vogliono mettere a fuoco il rapporto con il Padre e invitarci ad un cambiamento.
Dopo il pozzo in Samaria, dopo la durezza del cuore... il Maestro punge nella pratica religiosa.
Davanti alla pratica pia dell'elemosina o della preghiera l'invito di oggi è quello di guardarmi dal fare per avere qualcosa in cambio: l'attenzione dell'altro, il beneplacito di qualcuno ... l'encomio della società, il compiacimento degli uomini.
L'elemosina, la preghiera, il digiuno se sono fatti in modo non autentico per pura ostentazione non producono nulla (il fico sterile, la mano da tagliare, ecc...) ... non sono quel gesto d'amore che porta una eco nel mondo... Quel cambiamento a partire da me stesso. Allora penso all'ultima volta che ho donato qualcosa per un progetto in terra di missione ... era VERAMENTE il sorriso del donare il mio? 
In questa giornata che volge al termine, allora, volgendo uno sguardo retrospettivo, il Vangelo mi invita a sfrondare ciò che è inutile per riscoprire, a partire dai piccoli gesti, la gratuità; perché è in essa che mi riscopro Figlio di un Amore gratuito e incondizionato, quello del Padre.