domenica 18 marzo 2018

Chiamati a risorgere ogni giono come Lazzaro.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11, 1-53
In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Giotto, Cappella degli Scrovegni, La resurrezione di Lazzaro
Un Vangelo lungo che, oggi, mentre veniva letto, mi ha catturato con un versatto: 
«Il Maestro è qui e ti chiama»
Come a voler dire che anche nella disperazione (quella di Marta e Maria per la perdita del fratello)  o quando tutto sembra perduto o senza via di uscita (i quattro giorni dalla morte di Lazzaro: secondo la tradizione rabbinica l'anima del morto stazionava nelle vicinanze del corpo per 3 giorni, poi andava verso mete sconosciute all'uomo), anche quando sembra più buia la notte, il Maestro è qui e chiama...
Chiama alla vita, egli fa rotolare le pietre che mi relegano nel buio della morte, della paura, della rassegnazione, del peccato ... e lo fa ogni giorno, egli mi chiama e mi offre la possibilità di passare dal buio alla luce, dalla schiavitù alla libertà, chiama per sciogliermi dalle bende che mi impediscono di camminare verso la sua Luce.
Allora questa domenica di Quaresima mi invita a guardare il "QUI" del Maestro e a sapere riconoscere questi "SEGNI" nella mia quotidianità: a saper discernere il miracolo di Lazzaro nella piccola e incasinata vita di Ambrosius ...

martedì 13 marzo 2018

Perle e Semi per il campo del Mondo.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 6-12
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Un cammino sempre più radicale quello della Quaresima dell'anno B della liturgia Ambrosiana: radicale nel senso che porta alla radice dell'Evangelo.
Con la perle date ai porci, il Maestro mi invita a non sprecare il  tesoro della Parola commettendo due errori: in primis, quello di abusare e deformare a mio piacimento gli insegnamenti del Maestro o addirittura rigettarli, e, in secundis, l'errore di sprecare quel seme, non sapendo riconoscere quando non c'è terreno fertile per far germogliare la Parola.
Una perla e un seme che occorre sapere riconoscere: che vanno cercati con la certezza, prima o poi, di trovarli.
Ecco la forza della preghiera, non un chiedere per realizzare un mio progetto, ma l'ascolto per aderire al progetto del Padre che, come ci ricorda il Maestro, darà cose buone, sempre: semi e perle per il campo del mondo e i sentieri della vita.

lunedì 12 marzo 2018

Amore: unica misura con la quale giudicare

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 1-5
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Un Vangelo che mi ha sempre dato fastidio: se permettete, tra me e un malavitoso pluriomicida, tra i due penso proprio di non avere la trave nel mio occhio.
Eppure questo Vangelo è per la salvezza...
Un invito a volgere uno sguardo introspettivo... perché non è la trave dell'altro che mi condanna e mi opprime, ma è la più piccola pagliuzza che pesa sul mio cuore che mi condannerà...
Se il cammino nel deserto della quaresima è un invito continuo alla spogliazione, oggi l'invito che il Maestro mi fa è quello di spogliarmi della smania di giudicare gli altri ... la smania di puntare il dito contro gli altri, perché come mi ricordava un padre conciliare "puntando il dito contro tuo fratello, non scordarti che le altre tre dita della mano sono rivolte verso di te".
Un cammino lungo per imparare la misura che usa Dio: l'Amore.
Un cammino lungo per imparare il giudizio di Dio: Misericordia e Compassione.

lunedì 5 marzo 2018

"Padre nostro" io ora odo la Vostra voce e tutto mi sembra bello qua.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6, 7-15
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: / Padre nostro che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome, / venga il tuo regno, / sia fatta la tua volontà, / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, / e non abbandonarci alla tentazione, / ma liberaci dal male. / Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».



Un invito per il cammino della Quaresima a non sprecare parole, come i pagani, quando si prega; invito al quale segue la preghiera del Padre Nostro.
Allora il Vangelo di oggi mi invita a spogliarmi dei vocaboli "io", "mio" a favore di un "noi" e di un "nostro"... mi invita a spogliarmi della mia unicità per scoprimi fratello.
Allora la preghiera non è solo per me, ma diventa per la comunità... e il cuore, così, diventa una bisaccia da viaggio capace di portare tutti.
La Quaresima e il Vangelo di oggi mi invitano a spogliarmi dei miei egoismi, del mio egocentrismo; quando le mi orecchie non saranno più tappate dall'orgoglio, quando mi sarò spogliato di tutto ciò (come la quaresima mi invita a fare) allora potrò udire la voce del Maestro e come don Camillo, anche io potrò esclamare: "Grazie Signore, io ora odo la Vostra voce e tutto è bello qua".
Allora il mio deserto sarà finito perché avrò trovato l'acqua che zampilla e portò cantare la gloria della Pasqua.

giovedì 1 marzo 2018

Nel "segreto" della gratuità, la gioia di fare.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6, 1-6
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Le parole del Maestro in questo cammino di Quaresima vogliono mettere a fuoco il rapporto con il Padre e invitarci ad un cambiamento.
Dopo il pozzo in Samaria, dopo la durezza del cuore... il Maestro punge nella pratica religiosa.
Davanti alla pratica pia dell'elemosina o della preghiera l'invito di oggi è quello di guardarmi dal fare per avere qualcosa in cambio: l'attenzione dell'altro, il beneplacito di qualcuno ... l'encomio della società, il compiacimento degli uomini.
L'elemosina, la preghiera, il digiuno se sono fatti in modo non autentico per pura ostentazione non producono nulla (il fico sterile, la mano da tagliare, ecc...) ... non sono quel gesto d'amore che porta una eco nel mondo... Quel cambiamento a partire da me stesso. Allora penso all'ultima volta che ho donato qualcosa per un progetto in terra di missione ... era VERAMENTE il sorriso del donare il mio? 
In questa giornata che volge al termine, allora, volgendo uno sguardo retrospettivo, il Vangelo mi invita a sfrondare ciò che è inutile per riscoprire, a partire dai piccoli gesti, la gratuità; perché è in essa che mi riscopro Figlio di un Amore gratuito e incondizionato, quello del Padre.

martedì 27 febbraio 2018

Quando "essere" è gridare più forte di quello che si dice.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 31-37 

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno»

La vecchia legge trova compimento e maturazione in quella nuova...
La quaresima mi invita ad entrare in questo deserto per uscirne cambiato. Non più la legge come strumento per arrivare a Dio, ma il cuore per conoscere un Padre, per riconoscermi figlio.
Questo Vangelo mi invita, sulla scorta di quello di ieri, ad essere cuore, che dove si posa vede... e quando un cuore vede, allora non ripudia, abbraccia, accoglie prova com-passione.
Ma invita, nella solitudine del deserto, anche a riprendere consapevolezza del nome del Padre: non un accessorio, uno zaino o una "docg" da apporre sulla mia vita, altrimenti non sarei troppo diverso da quel "gott mit uns" delle truppe naziste... Non un nome vuoto che "chiamato in causa" dà credito alle mie parole... Ma  un padre che mi chiama in causa affinchè il mio agire sia riflesso della sua Luce. 
Dunque, la consapevolezza di un mistero troppo grande per essere "rinchiuso" in un giuramento... Un figlio di Dio non ha bisogno di chiamare Dio per dare fede a ciò che dice o ciò che fa; il suo agire è orientato dall'ascolto della Parola e questo è più che sufficiente, qusto condiziona il suo agire, il suo parlare. Come diceva San Gregorio Magno: "Ciò che tu sei parla più forte di quello che tu dici".
L'invito di oggi è proprio questo: essere uno stile che fa la differenza, "essere Ambrosius" in questo secolo, prima ancora di essere una voce spazzata dal vento, perché il primo grida più forte del secondo. Invita ad accordare "essere" e "voce", affinché entrambi sgorghino dal cuore come acqua che zampilla.

lunedì 26 febbraio 2018

Non adulterare, come ritorno al cuore.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5, 27-30
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».

Un Vangelo che sembra bacchettone e oscurantista ... ma soffiata via la polvere di secoli di catechismo, la brezza dell'Evangelo mostra qualcosa di novo... una lettura diversa.
Se la norma dell'esodo invitava alla fedeltà, il Maestro va oltre al precetto puramente matrimoniale: condanna il voler asservire l'altro al proprio piacere, al proprio uso. Condanna ogni qualvolta l'occhio, non posandosi con amore sulle cose o sulle persone, le desidera per sè, per i propri fini, per il proprio piacere. In quel momento commetto adulterio, etimologicamente, adul­terare: alterare, falsificare, manipolare, immiserire la persona, rubarle il so­gno di Dio, l'immagine di Dio. Ma un cuore federe è un cuore capace di amare, di donarsi all'altro.
Allora, nell'impegno alla fedeltà delle dieci tavole si cela l'arte di amare, l'arte di donarsi all'altro.
Gesù chiede un ritorno al cuore.
Quando un cuore ama, l'occhio non concupisce, non desidera e non brama... ma diventa esso stesso un cuore... capace di vedere; solo quando ciò avverrà allora potrò pregare come il salmo di quest'oggi "viam madatorum tuorum curram, quia dilastasti cor meum".
Un invito velleitario quello di oggi: ritornare al cuore delle cose, delle persone, al mio.

domenica 25 febbraio 2018

Un pozzo dover scoprire l'essere amati

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42
In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Chiostro dei monaci - San Miniato al Monte  (FI)
Un Vangelo quello della mia seconda domenica di Quaresima che presenta tanti spunti...  la polemica del tempio, i discepoli sconcertati che si pre/occupano del cibo ... e poi c'è una donna che esce a mezzogiorno.
L'ora più chiara e luminosa del giorno diventa cupa e buia come la mia notte: non è un caso che una donna, forse una prostituta, esca proprio nell'ora più calda del giorno, quando tutti si fermano per trovare scampo dalla calura... Ella, forse, per non incrociare lo sguardo di nessuno  esce a quell'ora... ignara di incontrare lo sguardo di un Uomo che la ama ... la ama nonostante i molti mariti, nonostante sia samaritana e lui giudeo... la ama proprio perché ne vede la sua umanità, la ama non per possederla ma perché la donna ha sete, e come dice Gregorio Magno "Dio ha sete della nostra sete".
Uno scambio di battute, una richiesta iniziale, quel "dammi da bere", che insospettisce la donna (che sicuramente sa le tecniche d'approccio dei "marpioni" del pozzo...) e poi il discorso sull'acqua che placa ogni sete... Le obiezioni della donna (di mondo) sul come attingere l'acqua senza secchio (come se dicesse, "qui nessuno è fesso, se vuoi combinare parla chiaro") e la risposta del Maestro che condonde anora di più le idee.
Un discorso che forse la Samaritana, ed io con lei, non abbiamo molto capito... l'acqua che il Maestro propone però non è un acqua che placa la sete come una pozione magica; o meglio, la placa perché essa diviene fontana zampillante in me... capace di placare, a sua volta, la sete dell'altro.
Ecco che il pozzo di Samaria divine luogo di incontro... di uomini, di donne, di greggi. Punto di incontro di chi ha sete non solo di acqua ma di amore, di progetti, di sogni, di conoscenza e di vita.
Il pozzo fa scaturire l'acqua ... è una metafora dell'esperienza del cuore: richiede uno scavare, un penetrare in profondità, nel buio... richiede fatica e speranza per trovare quel bene più prezioso che è l'acqua...
Allora il protagonista di questa mia meditatio del vangelo è il pozzo... e quel pozzo posso essere io... Allora in questa seconda domenica di quaresima l'invito è proprio questo... scavare nel mio pozzo, nella  notte (o nel meriggio assolato delle popolazioni desertiche) con la speranza di trovare quell'acqua che zampilla nell'anfratto più profondo del cuore... affinché possa donarlo a quell'Uomo che seduto accanto al pozzo, accanto a me, mi chiede da bere...
Perché da quell'incontro al pozzo si rinasce, come la Samaritana... si ritorna riconciliati: non più paurosi degli sguardi del villaggio ma fieri di essere figli perché amati.
Un percorso quello di questa domenica che mi offre l'opportunità di rivedere me stesso e di ripartire da una nuova partenza ... (facciamo che mettiamo in pausa la quaresima fino a quando ci sono riuscito?)

domenica 21 gennaio 2018

Da nulla a molto: non per moltiplicazione ma per con-Divisione

Lettura del Vangelo secondo Matteo 14, 13b-21
In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; ». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini
Il Maestro, dopo la notizia dell'uccisione di Giovanni, decide di ritirarsi in disparte... in un luogo deserto per stare solo con il Padre. Lo immagino addolorato, a tratti angosciato magari pensando alla sua passione... Di certo non è nella disposizione d'animo di stare con la gente, ma la folla si mette di traverso  lo segue, lo cerca, forse ancor più disorientata e sgomenta di Cristo per la morte del profeta...
Il Maestro, però, non scaccia la folla fastidiosa ma interrompe la sua preghiera e pone davanti a tutto, alla preghiera stessa, al suo stare raccolto davanti al Padre,  il suo sentimento di compassione. Cristo cerca sempre la preghiera solitaria, ma non teme di anteporvi l'uomo per essere immagine della misericordia del Padre.
Proprio alla sera, quando si fa buio... quando la stanchezza sembra vincere sul resto, quando anche il cibo sempre non bastare, proprio in quel momento l'Uomo ha più bisogno della compassione del Padre ed ecco che il Maestro si mette in moto.
Allora proprio quando tutto sembra perduto, quando sarò capace di mettere il mio niente (cosa sono cinque pani e due pesci per dei pescatori abituati a grandi pesate? nulla, appunto... )... solo allora quel nulla diviene molto.
Allora, quel "voi stessi date loro da mangiare" diviene non solo descrizione di una azione compiuta dai discepoli, ma un invito a prendermi cura dell'altro, e solo cosi il mio aver cura dell'altro diventa per questi nutrimento stesso. Solo così l'algebra Evangelica riesce a moltiplicare per con/Divisione ...


venerdì 12 gennaio 2018

Come Levi chiamati a vivere l'Amore

Lettura del Vangelo secondo Marco 2, 13-14. 23-28
In quel tempo. Il Signore Gesù uscì lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»

Un Vangelo che arriva al momento giusto ...
La chiamata di allora di Levi, cosa dice oggi a me?
Levi viene travolto nella chiamata mentre è a lavoro, "seduto al banco delle imposte"... una parola diretta che lo travolge nel mentre è in altre faccende affaccendato.
Levi abituato a sguardi di odio e diffidenza non rimane indifferente allo sguardo d'amore di Cristo: il Maestro non vede un esattore "colluso" con Roma, uno impuro... vede prima di tutto un Uomo con le sue ombre e le sue vette di luce, celate da logiche "bancarie".
Il Maestro tuffa i suo occhi in quelli di Levi e questo essere guardato con amore opera in Levi uno stravolgimento... Egli abbandona il banco e lo segue.
Già, lo sguardo del Maestro tanto più arriva più in basso tanto più risolleva verso il cielo.
Il Maestro non vede un esattore, vede Levi figlio di Alfeo e lo mette al centro, Egli pone al centro del suo agire l'uomo ed ecco la discussione sul sabato...
Non è il precetto al centro della vita dell'Uomo, un precetto che intrappola nella rigidità di una norma, ma un precetto fatto affinché l'Uomo possa salvarsi... 
Levi e la discussione sul sabato mi dicono che non sono chiamato a osservare le regole della legge (i precetti della liturgia)  ma come Levi, sono chiamato a vivere l'Amore.
Un programma che abbandona tavoli di lavoro e mette in moto un cambiamento radicale.