Visualizzazione post con etichetta San Miniato al monte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Miniato al monte. Mostra tutti i post

domenica 25 febbraio 2018

Un pozzo dover scoprire l'essere amati

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42
In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Chiostro dei monaci - San Miniato al Monte  (FI)
Un Vangelo quello della mia seconda domenica di Quaresima che presenta tanti spunti...  la polemica del tempio, i discepoli sconcertati che si pre/occupano del cibo ... e poi c'è una donna che esce a mezzogiorno.
L'ora più chiara e luminosa del giorno diventa cupa e buia come la mia notte: non è un caso che una donna, forse una prostituta, esca proprio nell'ora più calda del giorno, quando tutti si fermano per trovare scampo dalla calura... Ella, forse, per non incrociare lo sguardo di nessuno  esce a quell'ora... ignara di incontrare lo sguardo di un Uomo che la ama ... la ama nonostante i molti mariti, nonostante sia samaritana e lui giudeo... la ama proprio perché ne vede la sua umanità, la ama non per possederla ma perché la donna ha sete, e come dice Gregorio Magno "Dio ha sete della nostra sete".
Uno scambio di battute, una richiesta iniziale, quel "dammi da bere", che insospettisce la donna (che sicuramente sa le tecniche d'approccio dei "marpioni" del pozzo...) e poi il discorso sull'acqua che placa ogni sete... Le obiezioni della donna (di mondo) sul come attingere l'acqua senza secchio (come se dicesse, "qui nessuno è fesso, se vuoi combinare parla chiaro") e la risposta del Maestro che condonde anora di più le idee.
Un discorso che forse la Samaritana, ed io con lei, non abbiamo molto capito... l'acqua che il Maestro propone però non è un acqua che placa la sete come una pozione magica; o meglio, la placa perché essa diviene fontana zampillante in me... capace di placare, a sua volta, la sete dell'altro.
Ecco che il pozzo di Samaria divine luogo di incontro... di uomini, di donne, di greggi. Punto di incontro di chi ha sete non solo di acqua ma di amore, di progetti, di sogni, di conoscenza e di vita.
Il pozzo fa scaturire l'acqua ... è una metafora dell'esperienza del cuore: richiede uno scavare, un penetrare in profondità, nel buio... richiede fatica e speranza per trovare quel bene più prezioso che è l'acqua...
Allora il protagonista di questa mia meditatio del vangelo è il pozzo... e quel pozzo posso essere io... Allora in questa seconda domenica di quaresima l'invito è proprio questo... scavare nel mio pozzo, nella  notte (o nel meriggio assolato delle popolazioni desertiche) con la speranza di trovare quell'acqua che zampilla nell'anfratto più profondo del cuore... affinché possa donarlo a quell'Uomo che seduto accanto al pozzo, accanto a me, mi chiede da bere...
Perché da quell'incontro al pozzo si rinasce, come la Samaritana... si ritorna riconciliati: non più paurosi degli sguardi del villaggio ma fieri di essere figli perché amati.
Un percorso quello di questa domenica che mi offre l'opportunità di rivedere me stesso e di ripartire da una nuova partenza ... (facciamo che mettiamo in pausa la quaresima fino a quando ci sono riuscito?)

martedì 28 novembre 2017

Sintonia tra cuore e labbra, per un incontro autentico nella notte.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 15, 1-9
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? / Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. / Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. / Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».

Il Maestro è solito denunciare questa dicotomia tra legge e cuore.
La legge, valido mezzo per conoscere il volto Dio, diviene una gabbia: una prigione che intrappola il cuore e il suo desiderio di amare senza se e senza ma.  La Parola di Dio diviene osservanza fredda e lontana dal vero volto di Dio. Quando il cuore è duro, di pietra, allora la lingua pronuncia parole, il corpo si muove me entrambi non pregano...
Questo Evangelo quindi mi interroga sul volto di Dio, sulla "mia" legge e sulle mie labbra: esse pregano perché sono voce di un cuore che pulsa o la mia preghiera è un vuoto parolaio? A volte temo sempre più la seconda... ogni qualvolta antepongo un "io" ad un "Tu"... ogni volta che spero nel tuono per non udire il vento gagliardo.
Ecco allora che questo cammino di avvento, conducendomi ad una grotta, mi vuole portare davanti ad un volto di carne, ad un cuore che pulsa, ad una legge che ha compimento nell'amore... 
In questo cammino allora prego che cor (il mio) ad cor (il Tuo) loquitur, come in una sinfonia di sguardi tra due amanti.
Proprio come un affresco in San Miniato al Monte a Firenze ricorda ai monaci che entrano in coro, che davanti a Dio  non bisogna allontanarsi dal cuore: se non è il cuore a pregare la lingua si affatica invano.

martedì 14 novembre 2017

Una casa sulla roccia per un incontro d'amore

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 21-29
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
In questo secondo giorno di avvento, il Maestro usa una metafora chiara...cosa dice a me?
Due messaggi si svelano tra le righe e l'uno è la conseguenza del primo.
Cosa mi allontana e allontanerà definitivamente dal Maestro? il "millantato credito" direbbe un giurista: l'aver speso il suo nome solo sulle labbra e non con il cuore.
Una bella iscrizione, in latino, a San Miniato ricorda che "Quando siete difronte a Dio non allontanatevi dal vostro cuore: se non è il cuore a pregare la lingua si affatica invano".
Non è la pratica religiosa, le ore minori e maggiori recitate, le devozioni che mi avvicinano al mistero... o meglio possono essere uno strumento ma se queste non "convertono" il cuore allora è un esercizio vano...  in questo cammino d'avvento il signore mi invita ad accettare la sfida (il Vangelo di ieri) e oggi inizia a "spiegarmi" il programma di cammino... Mi invita a liberarmi dalla legge, che imprigiona, che pronuncia il nome del Signore a vuoto, per guardare il mondo con gli occhi del cuore: è l'amore ciò che farà la differenza tra il "millantato credito" e la coerenza di una vita che ha come manuale di istruzioni il Vangelo.
Si apre uno squarcio, già da ora, su cosa sia l'amore nella chiave del Vangelo... sicuramente è ciò che ci rende pienamente figli del cielo, figli del Padre.
Allora chi ama è come colui che costruisce la casa sulla roccia. Solo se le mie fondamenta affondano in Te, la mia casa sarà come quella costruita sulla roccia... sarà per me un luogo sicuro, un luogo dove trovare rifugio, non vi sarà nulla, nella storia, che potrà mettere in difficoltà la mia esistenza.
Il maestro ci dice che l'abbracciare il Vangelo, fare la volontà del Padre, non ci esenta dalle tempeste della vita, dai mali, dalle malattie, dai lutti, essi ci saranno sempre, cambia il modo di attraversarle: se la radici del cuore affondano in Te, le fondamenta della  mia casa, allora attraverserò ogni momento di prova come se stessi attraversando il deserto: perché, nella Bibbia, il deserto e le lotte consumatasi in quel luogo, diventano un momento di passaggio che hanno condotto sempre ad una piena conoscenza di Te.