Lettura del Vangelo secondo Matteo 15, 1-9
In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme,
si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli
trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo
non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché
trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? /
Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il
padre o la madre sia messo a morte”. / Voi invece dite: “Chiunque
dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta
a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la
parola di Dio con la vostra tradizione. / Ipocriti! Bene ha profetato di
voi Isaia, dicendo: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il
suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando
dottrine che sono precetti di uomini”».
Il Maestro è solito denunciare questa dicotomia tra legge e cuore.
La legge, valido mezzo per conoscere il volto Dio, diviene una gabbia: una prigione che intrappola il cuore e il suo desiderio di amare senza se e senza ma. La Parola di Dio diviene osservanza fredda e lontana dal vero volto di Dio. Quando il cuore è duro, di pietra, allora la lingua pronuncia parole, il corpo si muove me entrambi non pregano...
Questo Evangelo quindi mi interroga sul volto di Dio, sulla "mia" legge e sulle mie labbra: esse pregano perché sono voce di un cuore che pulsa o la mia preghiera è un vuoto parolaio? A volte temo sempre più la seconda... ogni qualvolta antepongo un "io" ad un "Tu"... ogni volta che spero nel tuono per non udire il vento gagliardo.
Ecco allora che questo cammino di avvento, conducendomi ad una grotta, mi vuole portare davanti ad un volto di carne, ad un cuore che pulsa, ad una legge che ha compimento nell'amore...
In questo cammino allora prego che cor (il mio) ad cor (il Tuo) loquitur, come in una sinfonia di sguardi tra due amanti.
Proprio come un affresco in San Miniato al Monte a Firenze ricorda ai monaci che entrano in coro, che davanti a Dio non bisogna allontanarsi dal cuore: se non è il cuore a pregare la lingua si affatica invano.

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