mercoledì 27 settembre 2017

Un talento per una Gioia senza fine.

Lettura del Vangelo secondo Luca 19, 11-27

In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
 
Icona della parabola dei talenti
di Helen Protopapadakis-Papaconstantinou
Un Vangelo lungo, la cui storia è nota, ma che arriva come una doccia fredda...
Il Maestro oggi mi chiama a guardare alla mia vita e alla mia capacità di mettermi in gioco.
Nell'ultimo servo sono la paura, l'immobilismo, la paralisi,  che nascono da una immagine distorta del padrone, ad essere condannati.
Dunque, l'errore di fondo sta nella incapacità di riconoscere un Dio che dà fiducia ai figli, per un Dio severo e ingiusto... ecco, forse, la causa della condanna.
Il Maestro mi invita da un lato a verificare che immagine ho del Padre e dall'altra a riconoscere le mie ricchezze e a metterle in gioco, a farle girare, a farle fruttare... non importa se al 10, al 100 o al 1000 l'importare è mettersi in gioco o portare qualche frutto... quello che non funziona e custodirle gelosamente e nascondendole agli altri e prima di tutti a me.
Allora mi piace pensare, copiando Enzo Bianchi, che l'ultimo servo, un pasticcione come me, arrivi e dicendo di aver investito e di essersi messo in gioco ma per una disgrazia aver perso tutto... Un servo che confidando nella bontà del suo Signore chiede comprensione per la sua sventura... ed ecco il Signore, sentitosi capito nella sua bontà, invitarlo ad aver parte alla Gioia piena...
Un talento, seppure mal investito, per aver parte alla Gioia senza fine... uno scambio che nulla toglie ma che dona tutto.

martedì 26 settembre 2017

Uno sguardo che dona la gioia di un nuovo cammino.

Lettura del Vangelo secondo Luca 18, 35-43

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Nicolas Poussin, Gesù guarisce il cieco di Gerico, 1650, olio su tela, Museo del Louvre, Parigi
Cecità e visione ... cammino e sosta.
Oggi il Vangelo mi parla di questi due binomi.
Cecità / visione
Il cieco di Gerico è seduto lungo la strada, egli non vede, il buio nel quale si trova lo costringe ai margini: egli non può camminare, cadrebbe rovinosamente, è immobile e seduto.
Ma vi è anche una seconda cecità: quella della folla. 
La massa si era abituta al cieco... tira diritto verso Gerico senza curarsene, anzi cerca di mettere a tacere il povero cieco.
Questa duplice cecità diviene la mia, laddove sono incapace di vedere la luce del Maestro, laddove le tenebre della paura avviluppano il mio cammino e paralizzandomi mi lasciano ai margini della strada, ogni qual volta sono incapace di riconoscerTi nell'incontro con l'altro. 
Una cecità che neppure gli occhiali e il mio simpatico oculista riescono a curare...
Allora la richiesta, quasi fastidiosa, divine non solo una richiesta di una visione fisica... ma anche di una visione d'amore... un'apertura degli occhi per riconoscere il Maestro.
Cammino e sosta.
Allora tornata la vista...il cieco segue Gesù glorificando Dio ...
Tornata la luce sulla strada, è inevitabile mettersi in cammino... percorrere le strade della vita ma questa volta non più ciechi ma vedenti, perché dopo l'incontro con il Maestro è l'amore che dona la visione, è il cuore che si fa pupilla.
Come il cieco di Gerico, anche io oggi cerco di prendere consapevolezza della mia cecità... una cecità che spesso mi paralizza nel cammino e grido, sempre più forte...

lunedì 25 settembre 2017

Sprofondare in Te come una casa sulla roccia.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 24-27

In quel tempo.
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande»

Una cartina di tornasole quella che il Vangelo di oggi ci offre...
Ascoltare le parole del Maestro, seguirne il suo esempio equivale a costruire una casa sulla roccia: una casa che resiste alle intemperie del giudizio (altrui), dell'odio, del luccichio di agi e broccati preziosi... Vi resiste senza esserne travolta.
Resiste alla difficoltà della vita, al dolore, alla sgomento e alla paura... Resiste non perché la casa è robusta, perché robuste sono le fondamenta sulle quali poggia...
Oggi il Maestro sembra dirmi due cose: nella mia vita non mancheranno le tempeste, non mancheranno piogge di lacrime (per il  dolore, per la perdita di una persona amata, per una malattia) ma quello che fa la differenza nell'attraversarle è il luogo dove affondano le radici del mio cuore. Solo se affondano in Te, la mia casa sarà come quella costruita sulla roccia... sarà per me un luogo sicuro, un luogo dove trovare rifugio, non vi sarà nulla, nella storia, che potrà mettere in difficoltà la mia esistenza.
Ecco, che allora mi sento come un paralitico che vorrebbe scalare l'Everest.

venerdì 22 settembre 2017

Un ago e un filo (d'amore) per entrare nel regno dei cieli

Lettura del Vangelo secondo Luca 18, 24-27

In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio»

Dopo Matteo, il notabile ricco ... 
Fare un confronto tra i due, mi farebbe tremare le vene ai polsi ...
Il Maestro oggi mi invita a guardare alle mia povera ricchezza (per usare un gioco di parole): quello che il Vangelo sembra dirmi è che la vera povertà non è l'assenza di denaro, ma l'incapacità di mettere Dio al primo posto...
Il ricco è imprigionato dalla sua ricchezza: gli garantisce agio, sicurezza nella malattia, un tetto sulla testa e bei vestiti, egli ripone la sua sicurezza nelle cose, nel denaro... 
La domanda che pone il Maestro, tra le righe, è semplice "cosa mi rende davvero felice?"
La ricchezza del notabile diventa un fardello non in quanto ricchezza, ma perché non condivisa, perché al primo posto della sua vita non c'è Dio con la sua logica d'amore, ma vi sono il denaro, le agiatezze, la posizione sociale...
Guardandomi dentro ... la domanda scava in cerca di una risposta: un proverbio rabbinico dice che Dio ha posto nel cuore dell'Uomo le domande, che altro non sono che ami da pesca al contrario, perchè l'uomo cerchi Dio e Dio possa così pescare l'Uomo...

giovedì 21 settembre 2017

Sguardi e parole che amando ti rendono amato.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9, 9-17

In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
 
La vocazione di San Matteo - Caravaggio
Un giorno, mentre uno è tutto assorto nelle sue vicende quotidiane, passa qualcuno che ti propone di seguirlo... Non ha un dépliant del programma di marcia futuro, non ha con sé assicurazioni varie...
Propone ed il cuore (di Matteo) dispone...
Perché quel seguimi detto a Matteo ... oggi, il Maestro lo rivolge a me...
"Seguimi", sulla via della gioia, perché con lo Sposo non c'è tempo per la mestizia del cuore... per le catene delle Legge che imprigionano l'Amore... Lo sguardo del Maestro trasforma, plasma nuovamente i cuori che come otri nuovi riescono così accogliere il vino nuovo: ricco di brio, di forza, di gioia di vivere..
Quel "seguimi", che risuona oggi, mi invita a capire se quel sussurro lieve è percepito dal mio cuore, mi invita a guardare il mio cuore: è un vecchio otre o è nuovo, dunque pronto per raccogliere quel vino che il Maestro propone?
Allora ecco che, forse, si comprende quel paragone con i medici e la medicina... Matteo svolge uno dei lavori più infamanti per un ebreo, egli probabilmente sente addosso a sé gli sguardi malevoli, gli sguardi di disprezzo degli "amici" di sempre, dei vicini di casa e persino degli sconosciuti... Penso a Matteo che forse cammina rasente i muri con gli occhi bassi con la speranza di non essere visto ... ma, contro le sue aspettative, viene visto, non con gli occhi del disprezzo, ma con occhi d'amore: quelli del Maestro che vedono...  Matteo da "non amato" diviene "amato": ecco la medicina che cambia i cuori, aggiusta i rattoppi con vesti nuove e raccoglie vino da condividere sulla tavola della vita... L'incontro con il Maestro cambia, stravolge... e allora guardo a me e mi rendo conto, forse, che ho ancora gli occhi fissi sul mio tavolo da lavoro... troppo indaffarato a sentire quello sguardo che amando ti rende amato.

martedì 19 settembre 2017

Come una vedova, mendicanti un progetto d'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Luca 18, 1-8
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Un Vangelo difficile che mi interroga sulla preghiera e sul rapporto con Dio nella preghiera...
Un invito a pregare sempre, al quale segue un esempio: quella della vedova, che ottiene giustizia nonostante la durezza di cuore del Giudice...
Se una vedova, che per il diritto di allora nulla contava, riesce per insistenza ad ottenere giustizia da un Giudice solo per  non essere scocciato oltre, così - questo è forse il paragone sottinteso - noi, figli del Padre abbiamo che ci ascolta per amore, sempre e ovunque ...
Ma la preghiera è "affare difficile" ... a volte chiedo la luna ma come dice Bonhoeffer, "Dio non esaudisce la nostra preghiera, ma tiene fede al progetto che egli ha per me" ...
Allora la preghiera che si alza da questo vespro è proprio questa... non la luna o i luccichii di chissà quali mirabolanti porti, ma il Tuo progetto fammi comprendere... Affinché anche io possa cantare come il salmista, nel salmo di oggi:

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato.
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio

venerdì 15 settembre 2017

Una Madre per preparare i cuori.

Lettura del Vangelo secondo Luca 17, 22-25

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione»

Un Vangelo che cerca di rispondere alla domanda..."quando verrà il Regno di Dio?"...
E allora il Maestro cerca di dare la sua risposta, il Regno verrà all'improvviso... come la folgore che guizza da un capo all'altro del cielo.
Il Maestro sembra dire che non importa il come, il dove o il quando il Figlio dell'Uomo si manifesterà; ciò che conta è preparare il cuore.
Nel giorno che la chiesa contempla l'Addolorata, il Maestro ci mostra una strada per preparare il cuore: l'esperienza della croce. Un'esperienza portata alle estreme conseguenze d'amore... solo un cuore gonfio d'amore può comprenderne la portata... un cuore, come quello di Maria, gonfio d'amore per l'umanità e che la porta ai piedi della croce... a cum-patire con il figlio e a ricordarmi che, da allora, sotto la croce, anche sotto quella più pesante, nella notte più buia, c'è un cuore di Madre che ama, che sorregge, che abbraccia.

giovedì 14 settembre 2017

Stat crux.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 13-17
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

 Il rito della Nivola nel Duomo di Milano: l'arcivescovo recupera il santo chiodo conservato nel punto più alto del duomo per aprire i vespri solenni dell'esaltazione della Santa Croce.

Il rito ambrosiano pone particolare attenzione all'esaltazione della Santa Croce ... 
Ma il Vangelo di oggi ci pone davanti ad un aspetto della Croce che spesso ci sfugge. Vediamo troppo spesso la sofferenza della Croce, presente ed innegabile, ma questo vangelo sembra volermi mostrare anche l'altro lato della medaglia: la misura dell'amore di Dio:
 
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito 

...  e che misura! Nella stessa lingua italiana conosciamo il significato di "vedova" o di "orfano" ma non c'è un vocabolo per indicare un genitore che perde il figlio... forse perché solo così si riesce a capire la dimensione, infinita, dell'amore.
Amore che non è perduto, ma diventa luce per chi nelle tenebre, abbraccio per chi nello sconforto, salvezza per chi non spera...
Guardando alla croce questo Vangelo mi dice che non è con le scale che vi ci si sale, non è nemmeno con le funi che veniamo issati e nemmeno con i chiodi che restiamo sul legno ...  Il vangelo di oggi ci dice che solo con le funi della compassione (cum-patire, etimologicamente dal latino... del soffrire insieme) è possibile salire sul legno e restarci per amore... perché come ci ricorda un canto ... 

E fu pieno giorno lassù sul calvario,
e noi ti vedemmo straziato sul legno.
Tutto attirasti, elevato da terra,
figli ci hai reso nel cuore trafitto.
E noi impauriti a veder le tue mani ferite d'amore,
mentre il tuo sguardo diceva:
Non c'è amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici.
Amate sino alla fine,
fate questo in memoria di me. 

Quella croce che ancora oggi faccio fatica a capire, quella croce che pone sempre una domanda di fondo "Perché non sei sceso?" La croce ci ricorda proprio questo: l'amore... un amore che "squarcia" il cuore dell'uomo perché con un tuffo d'amore vi possa entrare l'umanità (ma questo è affare da santi, mica da comuni mortali).

mercoledì 13 settembre 2017

Servi con il profitto dell'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Luca 17, 7-10

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

San Francesco e l'uccellino

Il profitto ... il tornaconto ... la logica del do ut des ... con le sue poche righe questo Vangelo sembra proprio spazzar via queste logiche.
Servi inutili: essere servi senza profitto, senza tornaconto, questo sembra proprio dirci il Maestro, perché l'unico profitto possibile senza tornaconto è quello dell'Amore che si dona.
Allora il Maestro sembra chiedermi davvero se sono capace di amare senza profitto... illumina le mie ombre quando magari il mio fare non è scevro da logiche utilitaristiche.
Come sempre il Maestro non propone una virata brusca e repentina nel mare agitato della vita, ma una virata dolce e impercettibile, forse, che accanto a tante altre diviene un vera rivoluzione dell'amore e porta verso mete, forse, mai immaginate.
Già perchè solo un cuore inondato dall'Amore di Cristo può farsi servo senza voler nulla in cambio perchè come ricorda la grande Teresa: "Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!"

venerdì 8 settembre 2017

Maria, Bambina di Luce.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 1, 18-23
Così fu generato il Signore Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi
.

 
Con l'apertura dell'anno pastorale ambrosiano riprendo il mio diario di bordo ...
La liturgia ambrosiana propone due Evangeli per la Solennità di Maria Bambina alla quale è dedicata la Chiesa Cattedrale. 
Tre sono i protagonisti di questo Evangelo: Giuseppe, Maria e il bambino ed ognuno parla al mio cuore.
Giuseppe: "Uomo giusto" ovvero è un uomo che rispetta la legge di Mosè eppure è il primo che la infrange decidendo di non denunciare pubblicamente Maria ma di ripudiarla in segreto... Egli va oltre la legge, rompe quegli schemi che imprigionano l'amore in regole e cavilli, come farà qualche anno dopo suo figlio Gesù. Giuseppe mi invita proprio a fare questo: ad andare oltre la legge, a credere nei sogni, a fidarmi di qualcosa che è semplicemente incredibile...
Maria: su Maria si possono spendere interi volumi... ella è colei che pur impaurita non teme di dire di "si" ... perché forse già da quell'annuncio aveva capito che Dio è un Dio con Noi ... e qui arriviamo al terzo protagonista del Vangelo ambrosiano...
Emanuele: Dio con noi,  Maria ci fa comprendere con il suo Si come Dio scelga di stare con Noi, accanto a Noi, in mezzo a noi ... forse lo capisce subito da quell'incontro con Gabriele. 
Allora cercando di capire cosa questo Evangelo dice a me ... cosa dice al mio Cuore ... mi rendo conto che spesso "Dio con noi" lo avverto nella gioia ... nella bellezza eppure dovrebbe essere anche il contrario: "Dio con noi" anche e soprattutto nell'afflizione, nel dolore, nella morte di un caro ...nella notte perché davvero quell'Emanuele, quel Dio con noi, con me, è la vera luce che rischiare le mie tenebre... che rischiarandole mostra le ombre della mia anima e mi invita a vincerle.
Solo la poesia allora riesce a rendere in modo meraviglioso quel "Dio con noi" ... quel "Dio con Me":

Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne e l’oscurità
fa scivolare il suo drappo di stelle.
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo
mondo imperfetto. Tienimi per mano.
(Herman Hesse)

Ecco cosa mi ricorda la festa di oggi ... una bambina venuta alla luce affinché la Luce possa tenerci per mano, sempre.
(Maria nascente è quel filo rosso che, andando oltre l'amicizia, da ambrosiano mi lega agli Olivetani dal momento che è anche la loro copatrona... a loro voglio augurare che la luce che entra nel mondo attraverso una bambina li accompagni sempre, li prenda per mano quando l'oscurità si allunga).