giovedì 14 settembre 2017

Stat crux.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 13-17
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

 Il rito della Nivola nel Duomo di Milano: l'arcivescovo recupera il santo chiodo conservato nel punto più alto del duomo per aprire i vespri solenni dell'esaltazione della Santa Croce.

Il rito ambrosiano pone particolare attenzione all'esaltazione della Santa Croce ... 
Ma il Vangelo di oggi ci pone davanti ad un aspetto della Croce che spesso ci sfugge. Vediamo troppo spesso la sofferenza della Croce, presente ed innegabile, ma questo vangelo sembra volermi mostrare anche l'altro lato della medaglia: la misura dell'amore di Dio:
 
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito 

...  e che misura! Nella stessa lingua italiana conosciamo il significato di "vedova" o di "orfano" ma non c'è un vocabolo per indicare un genitore che perde il figlio... forse perché solo così si riesce a capire la dimensione, infinita, dell'amore.
Amore che non è perduto, ma diventa luce per chi nelle tenebre, abbraccio per chi nello sconforto, salvezza per chi non spera...
Guardando alla croce questo Vangelo mi dice che non è con le scale che vi ci si sale, non è nemmeno con le funi che veniamo issati e nemmeno con i chiodi che restiamo sul legno ...  Il vangelo di oggi ci dice che solo con le funi della compassione (cum-patire, etimologicamente dal latino... del soffrire insieme) è possibile salire sul legno e restarci per amore... perché come ci ricorda un canto ... 

E fu pieno giorno lassù sul calvario,
e noi ti vedemmo straziato sul legno.
Tutto attirasti, elevato da terra,
figli ci hai reso nel cuore trafitto.
E noi impauriti a veder le tue mani ferite d'amore,
mentre il tuo sguardo diceva:
Non c'è amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici.
Amate sino alla fine,
fate questo in memoria di me. 

Quella croce che ancora oggi faccio fatica a capire, quella croce che pone sempre una domanda di fondo "Perché non sei sceso?" La croce ci ricorda proprio questo: l'amore... un amore che "squarcia" il cuore dell'uomo perché con un tuffo d'amore vi possa entrare l'umanità (ma questo è affare da santi, mica da comuni mortali).

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