giovedì 21 settembre 2017

Sguardi e parole che amando ti rendono amato.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9, 9-17

In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
 
La vocazione di San Matteo - Caravaggio
Un giorno, mentre uno è tutto assorto nelle sue vicende quotidiane, passa qualcuno che ti propone di seguirlo... Non ha un dépliant del programma di marcia futuro, non ha con sé assicurazioni varie...
Propone ed il cuore (di Matteo) dispone...
Perché quel seguimi detto a Matteo ... oggi, il Maestro lo rivolge a me...
"Seguimi", sulla via della gioia, perché con lo Sposo non c'è tempo per la mestizia del cuore... per le catene delle Legge che imprigionano l'Amore... Lo sguardo del Maestro trasforma, plasma nuovamente i cuori che come otri nuovi riescono così accogliere il vino nuovo: ricco di brio, di forza, di gioia di vivere..
Quel "seguimi", che risuona oggi, mi invita a capire se quel sussurro lieve è percepito dal mio cuore, mi invita a guardare il mio cuore: è un vecchio otre o è nuovo, dunque pronto per raccogliere quel vino che il Maestro propone?
Allora ecco che, forse, si comprende quel paragone con i medici e la medicina... Matteo svolge uno dei lavori più infamanti per un ebreo, egli probabilmente sente addosso a sé gli sguardi malevoli, gli sguardi di disprezzo degli "amici" di sempre, dei vicini di casa e persino degli sconosciuti... Penso a Matteo che forse cammina rasente i muri con gli occhi bassi con la speranza di non essere visto ... ma, contro le sue aspettative, viene visto, non con gli occhi del disprezzo, ma con occhi d'amore: quelli del Maestro che vedono...  Matteo da "non amato" diviene "amato": ecco la medicina che cambia i cuori, aggiusta i rattoppi con vesti nuove e raccoglie vino da condividere sulla tavola della vita... L'incontro con il Maestro cambia, stravolge... e allora guardo a me e mi rendo conto, forse, che ho ancora gli occhi fissi sul mio tavolo da lavoro... troppo indaffarato a sentire quello sguardo che amando ti rende amato.

Nessun commento:

Posta un commento