lunedì 20 novembre 2017

"Est modus in rebus" ... l'eccesso dell'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11, 16-24
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: / “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, / abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Il Vangelo di questi giorni d'avvento risplende di inviti: inviti ad un cammino, invito a cambiare modi di pesca, a sgretolare cuori di pietra... oggi invita a riconoscere il tempo.
Si rivolge a me e a chi vede negli eccessi qualcosa che storpia: la radicalità di Giovanni viene scambiata per "follia" mentre l'incontro del Maestro con gli altri viene visto come "prodigalità"...
Nessuno ha saputo riconoscere il momento opportuno: quello di preparasi al banchetto di gioia (con il Battista) e quello della gioia del banchetto (il Maestro che siede a tavola).
Allora questo Vangelo tra le righe mi chiede di riconoscere la presenza del Maestro nella vita, di gioire di questo incontro sia che esso avvenga a tavola, in una mano che terge le lacrime o un amico che con la sua presenza scalda il cuore e "fa tirare le guance dal tanto riso"... 
Mi chiede se riesco a vedere gli eccessi nell'Amore e accettarli, perché è vero che come dice Orazio, "est modus in rebus", ma nell'amore questa misura è nell'eccesso... Chi ama non misura i gesti o le parole con il bilancino... dà tutto.  
Gesù, con garbo, vuole scuotere chi non si lascia toccare da nulla e si aggrappa nelle proprie sicurezze, chi pensa di stare nel giusto perché aggrappato a riti e credenze... oggi il Maestro con la sua grazia vuole svegliarmi da questo torpore... "rimprovera" quelle città dove i gesti d'amore che egli ha compiuto sono accaduti senza generare nell'uomo cambiamento alcuno, egli rimprovera oggi perché siamo ciechi nel vedere, anche nelle piccolezze, la presenza del regno... egli scuote perché  "chinandosi" su di me ama e chi ama è come "L'idiota" di Dostojesky ... dove quell'aggettivo un po' (tanto) dispregiativo andrebbe correttamente tradotto con "folle": l'idiota di Dostojesky altro non è che il folle di Dio. Questo Vangelo sembra invitarmi alla follia dell'amore... sembra chiedermi se io sono capace, udito il flauto, di unirmi alla danza.

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