lunedì 13 novembre 2017

Mendicanti che attendono una luce nella notte.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 18-25
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Ad inzio di Avvento la liturgia propone un incontro: quello dei discepoli con il Maestro. Anche questo periodo di attesa terminerà con un incontro, quello dell'Atteso, che avrà il suono di un vagito nella notte di Natale...
Il Maestro entra nella vita dei primi discepoli proponendo loro non cose grandiosi (non promette di renderli sommi sacerdoti, dotti, condottieri...) ma propone loro ciò che sanno già fare: ai pescatori di Galilea propone di diventare pescatori di Uomini.
Il Maestro chiama, mi chiama, a partire da quello che so già fare, entra nella mia vita rendendo nuove, cose e modi vecchi.
Ecco che questi uomini lasciano le loro reti: nel Vangelo le reti sono le mie capacità, il mio modo di essere per pescare nella vita... a volte sono logore o rotte, altre magari inadeguate ma mi ostino a volerle usare, come se un montanaro pensasse di scalare la montagna con le pinne e il boccaglio, egli ruzzolerebbe rovinosamente.
Proprio allora, il Maestro chiama... quando mi ritrovo stanco, affamato, con la rete che non pesca come vorrei ... chiama per indicarmi un nuovo modo di pescare nel mare della vita.
I discepoli forse hanno fatto questa esperienza, di fame, di insoddisfazione ecco perché lasciano le reti senza pensarci, accettano la sfida dell'ignoto.
Il Maestro non va da chi pensa di essere soddisfatto... da Zaccheo a Natanele, da Pietro all'ultimo discepolo ... il Maestro provoca, con la forza di un pugno nello stomaco ma la dolcezza di una carezza, chi è inquieto... chi cerca, chi vuole capire..
In Giovanni 21, apparirà ai diescpoli ancora un volta stanchi, sfiduciati.. tentati di tornare alle loro vite di sempre, ad anche allora... invita a gettare le reti anche dopo una pesca rovinosa.
E' proprio quando la reti non pescano, che il Maestro scende sulle rive dalla mia vita e mi chiama a fare nuove la cose vecchie... ad avere il coraggio di lasciare le mie reti vecchie per prendere di nuove.
Quando morde la fame di un incontro... quando mi rendo conto che c'è dell'altro che sfugge alla mia logicità, quando sono mendicante di un incontro, di un cuore ... ecco il sussurro lieve, perché, nell'ottica del Regno, il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo, come ci ricorda don Luigi Giussani.
Il Vangelo di oggi mi invita, in questo cammino d'avvento, ad essere mendicante perché solo così la mia voce, nella notte di natale, potrà esplodere in quel "gloria in excelsis Deo" non come voce corale ma davvero come voce orante in una notte di luce.

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