mercoledì 7 giugno 2017

Amare perchè malati d'amore.

Lettura del Vangelo secondo Marco 12, 28a.d-34
In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù uno degli scribi che gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Interrogato sul comandamento "primo" della legge, il Maestro risponde con due precetti che, a ben vedere, sono riconducibili ad uno solo: l'amore.
L'amore per Dio non basta, mi dice Gesù ... o meglio non è sufficiente per la salvezza. 
Gesù viene a "mitigare" il rigore e il primato della legge che intrappola il cuore.
All'amore per Dio, per il Padre, deve esserci anche quello del prossimo.
Due dimensioni dell'amore: verso il cielo, verticale, ma anche verso l'uomo, quest'ultimo orizzontale.
Questo dualismo viene reso evidente dal Maestro sulla croce: un palo che svetta verso il cielo, l'amore per il Padre, ma un secondo per spalancare le braccia all'umanità.
Davanti a questa misura dell'amore, impallidisco e mi rendo conto di come sia davvero difficile amare anche le persone più care e più vicine al nostro cuore con questo metro.
Impallidisco e mi rendo conto che pur "volgendo lo sguardo a colui che hanno trafitto" tra me e l'amore c'è ancora un solco che io stesso contribuisco a rendere sempre più fondo.
Come poter amare in questo modo? Forse la risposta è più semplice di quella che immagino, basta lasciarla affiorare come canta l'Amata...

Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con mele,
perché io sono malata d'amore. 
(Cantico dei cantici, 2, 5)
 

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