martedì 6 giugno 2017

Evangelii gaudium come fonte di pienezza

Lettura del Vangelo secondo Marco 10, 28-30

In quel tempo. Pietro prese a dire al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Pietro, il discepolo certamente meno perfetto, irrompe con la sua "ruvidità" con un appunto al Maestro, dopo l'incontro con il giovane triste che se ne va perché aveva molte ricchezze (certi esegeti, e a me piace pensare sia così, pensano che sia proprio l'evangelista Marco quel giovane, perché   solo colui a quale è indirizzato un sguardo d'amore può percepirlo e raccontarlo poi nella narrazione Evangelica al versetto 20 con una telegraficità lessicale che ne racchiude l'immensità: "guardandolo lo amò")
"Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito", sembra tra le righe dire Pietro, come se volesse ribadire il coraggio di una sequela, di una scelta dettata da amore, follia, coraggio o più semplicemente perché avvinto da un sogno d'amore che si cala nella storia...
La risposta di Gesù mette le cose in ordine, egli usa garbo e delicatezza che il Maestro fa proprie in ogni occasione, come a dire che la scelta del Vangelo, nelle sue infinite sfumature, è già oggi, ora, fonte di gioia di pienezza e  non certo di perdita.
Una pienezza che nasce da uno sguardo che ama come per il giovane del Vangelo, come per l'evangelista Marco, come per me...
Uno sguardo che cerco con la ragione ma che dovrei percepire affidandomi alla la luce del cuore ... 
Uno sguardo che chiede di essere accolto ma che la presenza di altri "amori" che seducono (che siano il denaro, la ricchezza, il potere, ecc.) forse non mi permette di accogliere, perché le cellette a compartimenti stagni del cuore sono già piene e il cuore non sente più il bisogno di essere amato da un altro.
La parola sembra invitarmi ad una ristrutturazione delle cellette stagne e occupate, a sfrattare qualche occupante ingombrante che pesa e rallenta il passo, buttare già tramezze e pareti divisorie del cuore per creare un open space e lasciare, così, spazio all'Amore ... perché Evangelii gaudium è bello.

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