domenica 25 giugno 2017

Nicodemo, rinato semplicemente dall'alto dell'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 16-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Luce e tenebra, Amore e condanna l'Evangelo di oggi mi induce a riflettere su queste contrapposizioni.
All'ora del vespro, quando la liturgia ambrosiana  attraverso il lucernario invita a fissare lo sguardo sulla luce che non tramonta, si ripropone questa antica lotta delle tenebre e della luce, dell'Amore e dell'odio...
Mi chiede tanto questo Vangelo, mi chiede di accogliere l'Amore per divenire luce... per camminare nella luce...
Ecco cosa vuol dire, forse, "rinascere dall'alto" che Gesù dice a Nicodemo nei versetti precedenti ...  
Ri-nascere nella luce d'Amore che, come ricorda il "mio" lucernario non conosce tramonto.
Riconosco che sono ancora molte le nebbie che offuscano il mio cuore, nonostante rinascere dall'alto nella luce appaia cosi facile a dirsi.
Quante volte scelgo le tenebre perché sono la via più semplice? Cosa c'è di più semplice dell'Amore, però?

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