mercoledì 14 giugno 2017

Guarito perchè chino per amore.

Lettura del Vangelo secondo Luca 4, 38-41
In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo
vignetta di don Giovanni Berti (dal web)
Ad una prima lettura, tra un impegno di lavoro e l'altro, l'Evangelo di oggi non sembra dire molto: è la narrazione di alcune guarigioni, come spesso leggiamo negli Evangeli.
Ma poi un verbo cattura tutta la mia attenzione...
 Si chinò su di lei
Ancora una volta il Maestro si china, anche su di me, non teme di entrare in relazione con la suocera di Simone, non teme di entrare in relazione con me, anzi... forse è più facile il contrario.
La guarigione è sì una guarigione fisica... (che poi, oggi avrebbe potuto risolvere tutto con una bella tachipirina...) ma quella che il Maestro sembra offrire è anche  e sopratutto una guarigione dai demoni che opprimono l'anima che ci immobilizzano, come per la suocera di Simone ...  
 E subito si alzò in piedi e li serviva.
Serviva, per amore, per gratitudine ... la guarigione cambia. Questo piccolo miracolo, nei primi capitoli del vangelo di Marco, getta uno sguardo panoramico sul cammino del Maestro, sull'incontro con lui...un incontro che non asservisce l'altro ma che  rende l'altro libero di servire come fa il Maestro.
Un esodo, dalla tenebre alla luce, dalla paralisi all'azione. 
L'incontro con il Maestro deve cambiare anche il mio modo di chinarmi sulle sofferenze degli altri, ma anche sulle mie, mi invita a dare un nome a tutti i demoni che, pesando come macigni sul cuore, mi inchiodano là dove sono senza darmi la forza di camminare, come una febbre che brucia e consuma ... mi invita a chinarmi come lui, per gonfiare il cuore e alleggerito ripartire.

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