giovedì 29 giugno 2017

Mendicante d'amore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 21, 15b-19
In quel tempo.
Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Una domanda che da oltre 2000 anni risuona nelle chiese e nei cuori di chi è affascinato da questo Rabbì...
Una domanda semplice la cui risposta deve essere altrettanto semplice come quella di Pietro (anche se forse forse non lo è) ...
Pietro, la cui festa liturgica ricorre oggi, l'Apostolo sborone.
Per tre volte Pietro aveva negato di conoscere Gesù ... per tre volte, spaventato, intimorito dall'arresto del Maestro.. aveva negato la sua scelta d'amore...
Oggi, per tre volte, Gesù mette Pietro davanti a quel tradimento non per colpevolizzarlo, nemmeno per la rivalsa del "te lo avevo detto" (che io avrei avuto sicuro) ... lo fa solo per mostrare come il cammino lo ha cambiato, egli non è più quello degli slanci esagerati, ora è colui che è sapientemente umile, è colui al quale il Maestro affida la sua chiesa perché ha riconosciuto in Gesù un Dio  che è pronto a tendere la mano, una, due, tre... mille volte ...
Ha riconosciuto in Gesù la figura di un Dio che si fa mendicante, mendicante d'Amore.
Mi capita di leggere questo Evangelo sempre in momenti molto significativi... torna e ritorna come se volesse dirmi qualcosa... che al momento mi sfugge... Risuona, però, la domanda del Maestro e la figura di un Dio che bussa alla porta per mendicare amore, per mendicare il mio amore...
 

mercoledì 28 giugno 2017

L'odio come termometro dell'amore

Lettura del Vangelo secondo Luca 6, 17-23

In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: / «Beati voi, poveri, / perché vostro è il regno di Dio. / Beati voi, che ora avete fame, / perché sarete saziati. / Beati voi, che ora piangete, / perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».

La folla cerca il Maestro per essere risanata ... 
Ma  Gesù non è è un talismano che guarisce, che sana o che fa una bella magia e risolve problemi...
Il Vangelo di oggi dice che, come per la mano inaridita di ieri, il Maestro risana perché si possa continuare su una via... quella da lui tracciata, quella dell'amore...
Mi interroga oggi questo brano sulla figura di Gesù: è l'amico di ogni giorno o l'amico di quando ho bisogno? il primo presuppone un rapporto d'amore e fiducia... il secondo uno di opportunità. 
Ricordo di quando liceale, prima delle interrogazioni, sfioravo il mio "tau" francescano e mentalmente ripetevo la mia giaculatoria " io no ti prego... io no ti prego" ... ma poi l'interrogazione arrivava puntuale come sempre... Ora guardando a quei giorni mi sembra di aver fatto qualche passo ... di aver scoperto questo Amico...
Guardando avanti, vedo che camminare sulla via del Maestro porta davvero ad una visione diversa della storia... sulla sua via, davvero il Regno è dei poveri, il banchetto di chi ha fame e la consolazione di chi è nelle lacrime...
Seguire le Tue orme vuol dire cambiare punto di vista e se è il termometro che ci segnala la febbre, per l'Amore il termometro è l'odio del mondo perché l'amore sconvolge e spaventa, perché chiede di andare in una direzione opposta: non egoistica, ma altruistica ... non esclusiva ma inclusiva...
Guardo alle mie spalle ... e guardo la meta avanti, o meglio cerco di intravvederla, e mi accorgo che la strada è ancora lunga... ma con un Amico come Te forse è si è meno soli sulla strada.

martedì 27 giugno 2017

E' sempre l'ora di ... amare.

Lettura del Vangelo secondo Luca 6, 6-11

Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?

Una domanda quella del Maestro che mette davanti ad un bivio colui al quale è rivolta...
Una domanda che mi chiede di scegliere la "legge" o "l'amore" ... ma il Maestro non fa altro che unire questa dicotomia che tale non è, e sceglie la legge dell'amore.
La legge data da Mosè, cara agli scribi e ai farisei, è una legge di salvezza ma quando questa diventa una gabbia che intrappola in contrapposizioni, in logiche di giusto o sbagliato perde la sua connotazione salvifica e diviene una prigione asfittica.
Il Maestro e consapevole di questo e propone una via nuova... quella dell'amore, quella del bene... per questo non vi sono divieti o norme, è sempre l'ora di amare.
Questa rivoluzione sconvolge... sconvolge allora come sconvolge oggi .... sconvolge anche me perché mi rendo conto di quanto, a volte e mio malgrado, sia anche io intrappolato nel rigore dei precetti... quando, dopotutto, amare è molto più semplice.
Diviene semplice perché la guarigione, dunque, toglie l'uomo dalla sua prigione, dal suo stallo ... la mano guarita è una mano capace, nuovamente, di fare il bene, di scegliere la legge dell'amore...
Vieni, Maestro, e sana la mia aridità del cuore.
 

domenica 25 giugno 2017

Nicodemo, rinato semplicemente dall'alto dell'Amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 16-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Luce e tenebra, Amore e condanna l'Evangelo di oggi mi induce a riflettere su queste contrapposizioni.
All'ora del vespro, quando la liturgia ambrosiana  attraverso il lucernario invita a fissare lo sguardo sulla luce che non tramonta, si ripropone questa antica lotta delle tenebre e della luce, dell'Amore e dell'odio...
Mi chiede tanto questo Vangelo, mi chiede di accogliere l'Amore per divenire luce... per camminare nella luce...
Ecco cosa vuol dire, forse, "rinascere dall'alto" che Gesù dice a Nicodemo nei versetti precedenti ...  
Ri-nascere nella luce d'Amore che, come ricorda il "mio" lucernario non conosce tramonto.
Riconosco che sono ancora molte le nebbie che offuscano il mio cuore, nonostante rinascere dall'alto nella luce appaia cosi facile a dirsi.
Quante volte scelgo le tenebre perché sono la via più semplice? Cosa c'è di più semplice dell'Amore, però?

lunedì 19 giugno 2017

Con un cuore capace di farsi voliera d'amore

Lettura del Vangelo secondo Luca 12, 1b-8

Santi Gervaso e Protaso, patroni secondari della diocesi.
 
In quel tempo.
Il Signore Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio».
 
Un Evangelo che letto con la lente della festa dei due santi martiri gemelli Gervaso e Protasio dice tutto sul riconoscere il Maestro, verbo che torna ben due volte...
Ma questo frammento di Parola - da sempre - mi ha sempre catturato sul versetto... 

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio

Il Maestro sembra dire che il Padre guarda alle piccolezze... dicendo che Egli ha persino un occhio di riguardo per gli uccellini... 
Oggi nella frenesia del lavoro, degli impegni non ho avuto mica il tempo per preoccuparmi dei passeri che volavano fuori dalla finestra... eppure per il Padre non è cosi.
Ricordo una esegesi che spiegava come questo versetto andrebbe tradotto come "eppure nemmeno uno di essi cade a terra senza che Dio lo sappia"...
Un verso piccolo che dà tutta la portata dell'amore del Padre, attento a tutto anche alla vita "insignificante" di un passero...
Allora la Parola scava dentro di me e mi invita a pensare quanto, quest'oggi, abbia prestato attenzione alle piccole cose di chi mi sta attorno... alla ferita di un amico, al dolore di un altro , alla gioia di una amica che festeggia il compleanno ma la cui festa è velata di mestizia perché un trasferimento all'estero la portano lontana dal marito e da quel luogo che chiama casa... 
Rallentando ora a fine giornata, l'Evangelo mi chiede di respirare adagio nella preghiera del vespro per portare nel cuore tutti i passeri che conosco, che abitano il mio cuore e che, a volte, dimentico dando tutto ciò per scontato.

giovedì 15 giugno 2017

Con il turbo dell'Amore.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
Si torna al rito Romano con questo Evangelo che suona come il tocco delle campane di San Miniato in piena notte, come un gancio di boxe che ti manda al tappetto.
Qui il Maestro alza l'asticella così in alto che solo con un volo d'amore è possibile superarla senza farsi male.
Un invito a paragonare la nostra, la mia, giustizia a quella degli scribi, un invito a superare la logica retributiva della giustizia...
Un vangelo che si presta ad una lettura anche giuridica... come è possibile  che al decrescere dell'offesa la pena/condanna aumenti in modo sproporzionato (uccidere/giudizio ... dare del pazzo/fuoco delle Geenna)?
Forse perché è l'Amore l'unico metro di Giudizio...
Ecco come superare la giustizia dei farisei... la durezza della legge deve essere contemperata dall'Amore, come diceva Tommaso, "Justitia sine misericordia crudelitas est, misericordia sine justitiza, dissolutio".
Il Vangelo mi dice che anche un millimetro al di sotto dell'Amore, equivale ad uccidere... ed io, dove sono? Sono pronto, come dice San Giovanni della Croce, alla sera della vita ad essere giudicato sull'Amore? non lo sono certamente al vespro di questa sera.... figurarsi alla sera della vita...
Già, solo il turbo dell'Amore che proviene da Te mi può dare la forza di cambiare, di superare quell'asticella così bassa ma che a me sembra alta come un grattacelo.

mercoledì 14 giugno 2017

Guarito perchè chino per amore.

Lettura del Vangelo secondo Luca 4, 38-41
In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo
vignetta di don Giovanni Berti (dal web)
Ad una prima lettura, tra un impegno di lavoro e l'altro, l'Evangelo di oggi non sembra dire molto: è la narrazione di alcune guarigioni, come spesso leggiamo negli Evangeli.
Ma poi un verbo cattura tutta la mia attenzione...
 Si chinò su di lei
Ancora una volta il Maestro si china, anche su di me, non teme di entrare in relazione con la suocera di Simone, non teme di entrare in relazione con me, anzi... forse è più facile il contrario.
La guarigione è sì una guarigione fisica... (che poi, oggi avrebbe potuto risolvere tutto con una bella tachipirina...) ma quella che il Maestro sembra offrire è anche  e sopratutto una guarigione dai demoni che opprimono l'anima che ci immobilizzano, come per la suocera di Simone ...  
 E subito si alzò in piedi e li serviva.
Serviva, per amore, per gratitudine ... la guarigione cambia. Questo piccolo miracolo, nei primi capitoli del vangelo di Marco, getta uno sguardo panoramico sul cammino del Maestro, sull'incontro con lui...un incontro che non asservisce l'altro ma che  rende l'altro libero di servire come fa il Maestro.
Un esodo, dalla tenebre alla luce, dalla paralisi all'azione. 
L'incontro con il Maestro deve cambiare anche il mio modo di chinarmi sulle sofferenze degli altri, ma anche sulle mie, mi invita a dare un nome a tutti i demoni che, pesando come macigni sul cuore, mi inchiodano là dove sono senza darmi la forza di camminare, come una febbre che brucia e consuma ... mi invita a chinarmi come lui, per gonfiare il cuore e alleggerito ripartire.

martedì 13 giugno 2017

In te domine speravi

Lettura del Vangelo secondo Luca 4, 25-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Il Maestro parla in modo chiaro, anche se duro ...Lui arriva proprio per chi è ai margini come Naaman o la vedova di Elia: ancora un volta un Dio che mi cerca proprio nel momento più buio, quando sono ai margini.
Questa ‘logica’ di Dio, senza discriminazioni nè preferenze per popolo o nazione, non è gradita ai contemporanei di Gesù e nemmeno agli uomini della sinagoga che, all’udire le sue parole, lo cacciano e vorrebbero ucciderlo.
Ma il Maestro davanti a queste contestazione non alza la voce, non minaccia castighi, fa qualcosa di molto semplice ma che, a me, costa tanta fatica... egli non accetta lo scontro, lo attraversa e va oltre

passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

un cammino per arrivare anche a me, un cammino che chiedere di essere percorso non solo alla "bisogna" ma come stile di vita. 
Apro così, un vaso come quello di Pandora, pieno di confusione, dubbi e dense tenebre ma certo che, come nel mito, l'ultima virtù ad essere libertà è proprio la speranza.
Allora mi auguro di poter cantare anche io ...
 
In te, Domine, speravi; non confundar in aeternum!

 

lunedì 12 giugno 2017

Un vento per rendere diverse cose uguali.

Lettura del Vangelo secondo Luca 4, 14-16. 22-24

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».


Leggo  questo Evangelo pensando al Battesimo che il bimbo di amici ha ricevuto ieri: una colonna di vento e fuoco per rendere un cucciolo d'uomo un figlio di Dio... Un vento gagliardo che trasforma che rende le cose e le persone diverse anche se uguali...
Come Gesù che ritorna in Galilea accompagnato dalla potenza dello Spirito: Egli è sempre lo stesso, figlio del falegname Giuseppe, ma lo Spirito lo ha trasformato tanto da destare stupore in chi lo ascolta. Tutti danno testimonianza al Maestro e sono meravigliati delle parole di grazia che escono dalla sua bocca, ma non si capacitano che quello, il figlio di Giuseppe il carpentiere, possa avere tanta autorevolezza.
Allora guardo alla mia strada, alla parole dette, sussurrate, urlate ... quante di queste sono un bla bla bla a vuoto e quante sono logos, dal greco parola densa di significato?
Quanto è presente lo Spirito nel mio cammino? nelle mie parole? mi volto e spero che, senza rendermi conto, qualche logos sia arrivato al cuore di chi amo e a cui voglio bene.

venerdì 9 giugno 2017

Uno Spirito, una sinfonia, un solo amore: quello del Padre

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10, 18-22

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
 
Un Vangelo asciutto ma  denso ... che si lega con la prima lettura come a formare un nodo.

Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo metterò dentro di loro. Saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio”. (Ez 11)

Ancora una volta, l'immagine di un Dio che cerca, che raduna, che dona un Cuore nuovo capace di gonfiarsi come la cassa di una fisarmonica per comprende la legge con l'interpretazione dell'amore e per saper accogliere...
Ma il cuore non basta, servono anche mani sapienti che muovendosi sulla tastiera di una fisarmonica  trasformano l'aria in note e le note in una melodia...
Ecco l'opera dello Spirito, promesso dal Maestro... Lui il musicista del mio cuore, capace di mettere in fila una nota dopo l'altra e di farne melodia... Una melodia che mi auguro di non poter mai sentire (per non montami la testa) ma che spero possa essere udita dagli altri ...Perché ogni strumento non suona mai per se stesso, ma per chi lo sta ad ascoltare...
Donami allora, Signore la luce per poter ascoltare il vento lieve della Tua promessa, per saper quale spartito suonare  e riconoscere il momento giusto per "attaccare" con la mia fisarmonica nella sinfonia della Vita

mercoledì 7 giugno 2017

Amare perchè malati d'amore.

Lettura del Vangelo secondo Marco 12, 28a.d-34
In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù uno degli scribi che gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Interrogato sul comandamento "primo" della legge, il Maestro risponde con due precetti che, a ben vedere, sono riconducibili ad uno solo: l'amore.
L'amore per Dio non basta, mi dice Gesù ... o meglio non è sufficiente per la salvezza. 
Gesù viene a "mitigare" il rigore e il primato della legge che intrappola il cuore.
All'amore per Dio, per il Padre, deve esserci anche quello del prossimo.
Due dimensioni dell'amore: verso il cielo, verticale, ma anche verso l'uomo, quest'ultimo orizzontale.
Questo dualismo viene reso evidente dal Maestro sulla croce: un palo che svetta verso il cielo, l'amore per il Padre, ma un secondo per spalancare le braccia all'umanità.
Davanti a questa misura dell'amore, impallidisco e mi rendo conto di come sia davvero difficile amare anche le persone più care e più vicine al nostro cuore con questo metro.
Impallidisco e mi rendo conto che pur "volgendo lo sguardo a colui che hanno trafitto" tra me e l'amore c'è ancora un solco che io stesso contribuisco a rendere sempre più fondo.
Come poter amare in questo modo? Forse la risposta è più semplice di quella che immagino, basta lasciarla affiorare come canta l'Amata...

Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con mele,
perché io sono malata d'amore. 
(Cantico dei cantici, 2, 5)
 

martedì 6 giugno 2017

Evangelii gaudium come fonte di pienezza

Lettura del Vangelo secondo Marco 10, 28-30

In quel tempo. Pietro prese a dire al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Pietro, il discepolo certamente meno perfetto, irrompe con la sua "ruvidità" con un appunto al Maestro, dopo l'incontro con il giovane triste che se ne va perché aveva molte ricchezze (certi esegeti, e a me piace pensare sia così, pensano che sia proprio l'evangelista Marco quel giovane, perché   solo colui a quale è indirizzato un sguardo d'amore può percepirlo e raccontarlo poi nella narrazione Evangelica al versetto 20 con una telegraficità lessicale che ne racchiude l'immensità: "guardandolo lo amò")
"Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito", sembra tra le righe dire Pietro, come se volesse ribadire il coraggio di una sequela, di una scelta dettata da amore, follia, coraggio o più semplicemente perché avvinto da un sogno d'amore che si cala nella storia...
La risposta di Gesù mette le cose in ordine, egli usa garbo e delicatezza che il Maestro fa proprie in ogni occasione, come a dire che la scelta del Vangelo, nelle sue infinite sfumature, è già oggi, ora, fonte di gioia di pienezza e  non certo di perdita.
Una pienezza che nasce da uno sguardo che ama come per il giovane del Vangelo, come per l'evangelista Marco, come per me...
Uno sguardo che cerco con la ragione ma che dovrei percepire affidandomi alla la luce del cuore ... 
Uno sguardo che chiede di essere accolto ma che la presenza di altri "amori" che seducono (che siano il denaro, la ricchezza, il potere, ecc.) forse non mi permette di accogliere, perché le cellette a compartimenti stagni del cuore sono già piene e il cuore non sente più il bisogno di essere amato da un altro.
La parola sembra invitarmi ad una ristrutturazione delle cellette stagne e occupate, a sfrattare qualche occupante ingombrante che pesa e rallenta il passo, buttare già tramezze e pareti divisorie del cuore per creare un open space e lasciare, così, spazio all'Amore ... perché Evangelii gaudium è bello.

lunedì 5 giugno 2017

Una voce venuta ad illuminare ogni anfratto buio del mio cuore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 27-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».


Dopo la brezza dello Spirito (che a volte irrompe con rumore, altre volte sembra un sussurro nel vento, altre volte uno sconvolgimento) la liturgia ambrosiana torna a contemplare i momenti della passione.
Perché questo vangelo, poco dopo l'ultima cena a Betania?
Gesù è turbato, egli sa che la fine si sta avvicinando ... il turbamento, lo spasmo di panico e di paura sono uguali a quelli che posso aver provato io mille volte...
Eppure in questo spasmo,  ancora una volta è una voce dal cielo che dichiara Gesù "glorificato"; proprio quando lui sta per intraprendere il cammino della passione, e coloro che ascoltano ne sono turbati.

Questa voce non è venuta per me, ma per voi

Proprio nel momento dello sconforto, del dolore... della paura arriva la voce del Padre.
Già, la voce di un Padre che incontra, che cerca, che prende per mano dicendo che con la morte del Figlio nulla è finito e che nulla è perduto, anzi! Tutto si apre ad una nuova prospettiva di luce.
Una voce che arriva a illuminare l'anfratto più buio del cuore: quello nel quale alberga la paura e il terrore..
Una voce che a me dice, ancora, poco ...


venerdì 2 giugno 2017

Con il vento nelle vele, guidati verso un pozzo

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16, 5-11
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Si avvicina la pentecoste ed il Vangelo di oggi inizia a presentarci lo Spirito.
Il Maestro si prepara lasciare il mondo, nuovamente. Il rito ambrosiano antico prevedeva che i tre giorni precedenti l'ascensione fossero tre giorni di penitenza, come la quaresima, persino con l'imposizione delle ceneri proprio per ribadire, anche nei segni, questa partenza.
Ma non è una partenza che lascia soli... Il Maestro non abbandona il discepolo...  non ha abbandonato il gruppo dei (ex) dodici ... ora undici (il numero dell'incompletezza per eccellenza) e, il Vangelo di oggi, mi dice che non lo fa nemmeno ora...
Egli ci manda il Paraclito, questo sconosciuto .... (il più delle volte).
Il Paraclito, dal greco "chiamato vicino", cui l'equivalente latino è l'ad-vocatus, cioè "avvocato", inteso come "difensore" o "soccorritore", per estensione "consolatore". 
Ci manda con lo spirito una pienezza dell'essere figli. Lo spirito, come ci ricorda il Vangelo di oggi, ci aiuta a vedere a e giudicare le cose nella giusta dimensione e per quello che sono.
Quante volte le paure prendono il sopravvento e mi lancio nella costruzione di castelli fumosi e grigi? Quante volte getto l'ancora per la paura di salpare?
Quante volte vedo dal punto di vista sbagliato, il mio, e non quello di Dio?
Quante volte dovrei pensare di avere accanto a me quel soffio, quel venticello che è lo Spirito e me ne dimentico... dimenticandomi che lui è chiamato vicino a me...
Riesco davvero a percepire quella brezza leggera che porta con se la voce, calda e pacata del maestro, che dice "coraggio, non temere, sono io"?
Queste poche righe mi interrogano sulla mia docilità nell'essere condotto dallo Spirito Paraclito; Spirito che dà la certezza dell’errore del mondo e aiuta ad camminare sulla strada tracciata da Gesù, e, che -magari con dolore- conduce ad un pozzo: luogo di incontri e metafora di colui che cerca e scava nel profondo.

giovedì 1 giugno 2017

Nel mondo, perchè creati e custoditi da un grande Amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 18-21
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».


 Odio e amore due slanci per il discepolo...
l'amore, quello del Padre, universale che travalica ogni misura ... da una parte; l'odio del mondo dall'altra.

Se il mondo vi odia

frase che si presta a molteplici interpretazioni, ma qui, forse, vuole indicare tutto ciò che è opposto e contrapposto a Dio ... che sia fuori dal mio cuore (ambienti di lavoro, amici, gruppi ...) o che sia dentro al mio cuore (tutto ciò che mi allontana dal Padre).
Il Maestro ci mette in guardia dall'amare perché amati: l'amore divide, l'amore non chiede in cambio l'amore sopporta tutto...
Allora mi ricordo di quanto mi diceva nonnina mia "Non fare del bene se non sei capace di sopportare l'ingratitudine".

 vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia

Il discepolo è chiamato ad andare controcorrente incurante dell'odio, perché la sequela permette di vedere nella giusta prospettiva: di andare con forza contro le logiche del mondo e alle sue forze perché tratti in salvo dalle tenebre del mondo dalla luce di Pasqua.
Essere discepoli (più o meno fedeli) del Maestro non preserva dal combattimento tra il mondo e lo spirito, non è garanzia di vita su di una nuvoletta profumata e bella ... anzi, il contrario. Questo combattimento si radica nel mondo perché il Discepolo è chiamato a mostrare la logica del Vangelo: l'amore.
Mostrare la logica dell'Amore, sempre, anche se questo è "ripagato" con l'odio. 
Ricordo che il cardinale Camara diceva "se offro da mangiare ad un affamato sono un santo, se mi domando e grido perché questo soffra la fame, sono un comunista". Lasciarsi scavare dal Vangelo comportò per il cardinale una scomoda etichetta...
Questo vangelo mi scava non sul "dire" ma sul "fare", sulle due pulsioni che abitano in ciascuno di noi, che abitano in me... e ammutolisco davanti al mistero dell'Amore e al combattimento che comporta, anche contro noi stessi, a volte...
Quasi quasi... mi iscrivo a boxe per essere pronto...