giovedì 4 maggio 2017

Come una civetta, chiamato ad attraversare le prove.

Giovanni 6, 16-21  
Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Buio e luce in un chiostro (San Miniato al monte - FI)
Il monaco nei bestiari medioevali veniva avvicinato alla civetta: nel buio delle notte cerca la luce per indicarla agli altri

Si ritorna al rito di Ambrogio ... con un Vangelo apparentemente "insipido" che narra di un evento prodigioso: Gesù domina la tempesta.
Ma come sempre, quando siamo davanti ad un testo sacro occorre fare come i sub ... cercare di andare a fondo sempre più.
Mi colpiscono, allora, alcune parole iniziali di questo frammento di Vangelo.

Venuta la sera ... era ormai buio ... il mare era agitato ... Gesù non li aveva ancora raggiunti: la forza del mare da sempre attrae e spaventa, dipende dai punti di vista. Il poeta, dalla spiaggia, si lancia in canti e liriche, il pescatore inizia a tremare.
Alla forza del mare in burrasca si aggiunge il buio della notte.  
Come se non bastasse, a spaventarli di più, in un mare forza 9 (Scala di Beaufort), si aggiunge l'assenza del Maestro.
Ecco che allora il Vangelo, come uno specchio, riflette il mio cuore.
Le tenebre della natura riflettono la tenebra interiore degli apostoli e dunque anche la mia. Un tenebra che avvolge il cuore, che spaventa, che agita, che fa remare per qualche miglia senza condurre da qualche parte.
Come per i discepoli di Emmaus, anche per i discepoli "naviganti" è alla sera del cuore che Lui cammina e si imbarca con me: nei momenti più bui, più agitati, più tenebrosi.
Spesso capita anche di non saperlo riconoscere in questi frangenti, come per i discepoli ai quali il Maestro deve presentarsi nel modo più semplice e familiare possibile, con un "Sono io, non abbiate paura"  che però spesso è sovrastato dal fragore del forte vento e dal mare agitato  che mi impediscono di percepire in quel sussurro flebile, ma pieno di fermezza, una nota di coraggio.
La tenebra del cuore cede spazio alla luce... come in una foto in bianco e nero che grazie ad una fotografa definita "poetessa dell'ombra e del suo contrario" ho iniziato ad apprezzare in questi ultimi mesi dove il nero ed il buio donano profondità e permettono alla luce di farsi spazio. Così accade nella vita: è nel buio che si fa spazio la luce.
Già perché quando entra la luce, si fa salire sulla barca Lui... allora, come per i discepoli, si passa dal mare agitato e burrascoso che sommerge con i flutti, alla terra ferma e quindi sicura... 
Il vangelo di oggi, come quello con i discepoli di Emmaus,  mostra il cammino che occorre fare: passare dal mare burrascoso e tenebroso alla terra ferma...  dal buio del cuore alla Tua luce, in un cammino non facile, certamente periglioso ma confortato dalla Tua presenza.
E' nel buio della notte del cuore che questo Evangelo invita a cercarti... come una civetta,  simbolo medioevale della saggezza solitaria e contemplativa di chi crede, che cerca di penetrare il mistero di Dio, ma anche del credente (di me, di ciascuno di noi) che è chiamato ad attraversare con coraggio e fiducia le prove oscure e difficili delle quali è piena la vita, cercando di perseverare nella luce della fede e cantando la speranza anche là dove la vita sembra essere imbavagliata o soffocata da situazioni difficili e a volte crudeli ed ebbre di morte.

Mi fermo qui, anche perché al momento ... mare forza 9.





  

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