mercoledì 17 maggio 2017

Con il coraggio di un chicco che rompe la durezza della terra per aprirsi all'amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 20-28
In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».



 «Signore, vogliamo vedere Gesù

Dei greci, venuti da molto lontano ... forse arsi da un sete che non si placa, forse affamati di vita...  chissà quanto tempo il viaggio, quali difficoltà, chiamati inizialmente dal "culto" come dice l'evangelista, deviati, poi, da una sete inarrestabile d'amore...
Erano stranieri i re di Persia che 30 e più anni prima chiedevano di un bambino piccolo, inerme, innocente come un seme; sono greci i protagonisti di questo vangelo. Entrambi diventano immagine speculare di chi si specchia nella Parola di oggi, anche lui, come loro, "per vedere Gesù".

Il Maestro non dà un'immagine di sé  vittoriosa o su carri sontuosi ... egli usa un'immagine inusuale ma molto simile a quella della notte di Natale ...

 il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Il chicco di grano è piccolo... a terra sembra scomparire, nascondersi: ecco, Gesù sembra quasi volersi sottrarre a chi lo cerca...
C'è un modo, però, perché il chicco non vada perduto, non vada dimenticato ... quello di morire a se stesso, quello di lasciarsi macerare la corazza dura perché squarciandosi possa germogliare, diventare stelo e poi spiga...
Poiché nella Bibbia il "portare frutto" è sinonimo di benedizione... allora questo Evangelo inizia a scavare con le sua domande... 
Solo se mi lascio macerare la corazza dell'egoismo, dell'autoreferenzialismo, della durezza, della cecità ... solo se mi lascio morire alle logiche egoiche, solo allora la durezza lascia spazio al germoglio prima, allo stelo poi e alla spiga... solo così la mia vita diventa benedizione per me e per gli altri.
Non è un invito al suicidio, come certi giochi sembrano incitare ultimamente ... con quel perdere la vita  il Maestro sembra dirmi di non dannarmi l'anima per la mia vita egoica di  non porre la parola "IO" davanti a tutto e a tutti ... sembra ricordarmi che vivere dietro a beni e a ricchezze non sazia la fame, anzi la decuplica; sembra dirmi che  donandomi agli altri, dimentico di me, apre ad una felicità piena e ad una vita nuova.
Solo così, allora, potrò forse comprendere le parole ... 

dove sono io, là sarà anche il mio servitore

solo così il discepolo che si lascia morire a se stesso, alle logiche egoiche, per aprirsi alla vita, all'amore potrà stare accanto al Maestro. Questa affermazione così mite interroga l'anima con una domanda ancor più fragorosa... non Tu, Signore, ma io ... 

io dove sono? sono dove sei Tu, con il mio lavoro? con la mia famiglia? con la mia rete di amicizie?

Donami la pazienza del chicco di grano che sa attendere tutto l'inverno al freddo e al gelo il Tuo sussurro per germogliare.
Donami il coraggio del chicco di grano che non teme il freddo, il silenzio o l'abbandono ...
Donami la forza del chicco di grano, capace di vincere la sua durezza per aprirsi al frutto e alla benedizione di Dio.

Donami il coraggio di perdermi per ritrovami e ritrovarti, ed essere come benedizione.


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