In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
Ancora una volta tornano la legge, le pietre e la durezza del cuore.
La folla vede come una scollatura, uno iato incolmabile, tra le opere del Messia (per le quali non condanna e non imbraccia le pietre) e le parole che dice (per la quali la folla si arma di pietre per lapidarlo).
Già perché è nell'amore che la legge antica trova il suo compimento, la sua esegesi o la sua interpretazione autentica come direbbe un giurista.
La legge vuota, sterile piena di se stessa e null'altro diventa pietra che lapida... che annienta.
Pietre magari non scagliate con violenza ... ma accatastate con precisione per costruire un muro tra me e la Parola; un muro che mi auguro Tu voglia "disarmare" come hai fatto con la folla ...perché le pietre, per chi crede, si fanno ponti d'amore.
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