domenica 21 maggio 2017

Non schiavo ma figlio della pace.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 25-29

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Il signore Gesù sta per lasciare questo mondo ... e, con  le lenti del giurista che ho allenato fino ad ora posso leggere una sorta di testamento: egli non lascia regni conquistati, formule magiche per mutare l'acqua in vino e moltiplicare pani, non lascia  eserciti e troni ...
Lascia il modello del servo, come ci ricorda il vangelo di ieri, e un "bene", una benedizione, come leggiamo nel vangelo di oggi: la PACE.
Una pace che innanzitutto è un dono del Signore come ci ricorda la preghiera che segue al Padre nostro nella Messa:

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli:
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace",
non guardare ai nostri peccati,
ma alla fede della tua Chiesa,
e donale unita e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Una Pace che è dono e frutto dello Spirito Santo che opera in noi.
Un frutto dello Spirito lento e difficile da cogliere... 
Allora ecco perché questo distacco del Maestro che dona sgomento e paura ai discepoli, a noi e a me ... per lasciarci liberi di ascoltare la voce dello Spirito, quasi un sussurro impercettibile, perché altro frutto dello Spirito è la libertà: non schiavo ma figlio mi ha resto la tua venuta.

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