mercoledì 31 maggio 2017

In una girandola di infinito un grazie d'amore.

Lettura del Vangelo secondo Luca 1, 39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Giotto - La Visitazione (Assisi)

Una pagina sulla quale si sono spesi fiumi di inchiostro ... quel Magnificat che ad ogni vespro si intona e si legge... una pagina che accorda rito ambrosiano e rito romano in un canto di grazia.
Anche questo Evangelo parte da un incontro, quello con l'infinito e l'incontro si fa premura...  premura intesa come fretta (si alzò in fretta) ma anche come attenzione, quella di una giovane donna che si reca da una cugina...
Premura che si fa confronto: due mamme, due annunci, due palpiti di infinito ... Nessun Vangelo ci dice cosa la giovane Maria pensa dopo l'annuncio dell'arcangelo Gabriele, forse lo spavento, la paura, lo smarrimento la spingono di tutta fretta a confrontarsi con la cugina anziana che l'Angelo ha menzionato.
Un incontro quello con il palpito di infinito che sicuramente smuove ... chiede di camminare.
Un incontro, quello con l'infinito, che si fa "danza" ... anzi sussulto vero e proprio: quello di due grembi colmi di vita e d'amore.
Una danza che si fa canto: un canto d'amore. 
Un canto che alcune tradizioni, e a me piace pensare sia andato così, viene intonato insieme da Maria ed Elisabetta.
Quando mai i superbi sono dispersi? i ricchi a mani vuote o gli umili innalzati?
Maria, come Elisabetta, accettando quel soffio d'amore che irrompe nella loro quotidianità riescono a vedere la storia dalla prospettiva di Dio
Maria ed Elisabetta mi interrogano sulla fretta di un incontro, sulla danza di un sussulto e sulle note di un canto d'Amore, in questa girandola d'amore io dove sono? Guardo al giorno di oggi che volge al termine, riesco a vedere l'intervento di un Padre che soffia Amore? Cosa Magnifica l'anima mia oggi? o forse sono ancora come Giuseppe... che sogna ancora e scruta la notte?
Maria, donna del cammino, che corre veloce verso la montagna, luogo di Dio, sprona il mio incedere fiacco e timoroso perché possa anche io pregare come il salmista (Sal. 143)

Fammi conoscere la strada da percorrere,
perché a te s'innalza l'anima mia.

martedì 30 maggio 2017

AMARE OLTRE OGNI RAGIONEVOLE (dubbio, ops) ... MISURA

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 9-11

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
 
Cristo, l'Amico ... posa il suo braccio sul discpolo stanco per rincuorarlo
Rimanere nell'amore, un invito molto difficile ... a volte sembra che l'amore sia la dimensione dell'eccezionalità... riviviamo, magari raccontando ad amici, come se fossero appena accaduti, una delusione, o una ferita, o un torto ormai lontani nel tempo ... ma difficilmente restiamo nell'amore, che è uno "stato" anche più piacevole.
Rimanere nell'amore, l'invito che il Maestro fa, risulta ancora più difficile davanti all'amarezza, al male, alle ferite o all'odio che guadagnano terreno ... che rodono il nostro francobollo felice d'amore... come dei lupi famelici che si nutrono dell'amore lasciando dietro di loro solo grigiore e dolore.
Il rimanere del Vangelo di oggi, allora, mi risuona come un "perseverare" nell'amore... sempre, in ogni dove... anche quando l'amore sembra solo un ricordo di tempi lontani, proprio in quel momento devo perseverare.
Ma l'amore che propone il Maestro non è un amore "interessato" governato da logiche utilitaristiche o del do ut des... è il termine di paragone che fa dell'amore, Amore ...

Come il Padre...

quindi, in modo totalitario.
Una misura valida non solo per l'amore sponsale o di coppia, ma per tutte le colorazioni e tonalità che l'amore sa scorgere e il cuore riesce a cogliere: quello filiale verso i genitori (e viceversa), quello che lega due amici, quello sul luogo di lavoro o di volontariato... quello di un sorriso donato ... quello verso il signor Nessuno.
Ecco la misura: l'eccesso...  come quello del Padre che dà tutto quello che ha, il Figlio. 
Un millimetro di meno e sono fuori... non rimango nell'amore del Padre. 
Solo in questa dimensione la mia gioia sarà piena, perché amando come  il Padre parteciperò nella stessa misura alla sua Gioia.
Ecco l'eroicità del Cristiano, non un ottimismo esasperato, non del buonismo da far venire la carie, non l'amore q.b. (quanto basta, come a dover correggere una insipida ricetta con aromi e spezie) ma, parafrasando un adagio giuridico, un Amore OLTRE OGNI  RAGIONEVOLE (dubbio .... ops) MISURA.
Forse è il caso che cambi il mio ricettario ... perché delle volte mi sembra di amare usando il bilancino dello speziale...
se guardo a questa mezza giornata, riesco a vedere almeno un mio gesto di Amore come quello del Padre?

lunedì 29 maggio 2017

Rivestiti di gioia al banchetto dello Sposo.

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9, 14-15
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

  
Uno dei libri biblici, Qoelet, al capitolo 3 ci ricorda che c'è un tempo per ogni cosa: per nascere e per morire, per seminare e per raccogliere, per gemere e per ballare... come in una sinfonia dove ogni strumento attacca nel momento giusto...
Il vangelo di oggi sembra dirmi che c'è un momento per il digiuno (la contrizione) e un tempo per il banchetto ...
E' il tempo dello sposo, è il tempo della gioia... è la presenza del Messia che illumina tutto con i colori della festa e della gioa.
I vangeli di ieri con i discepoli di Emmaus, quello dell'ascensione, quello Vigiliare della pesca mi  dicono che il Messia cammina con me, accanto a me, ecco che dunque per il cristiano ogni giorno diviene il tempo della gioia, perché il Maestro è qui ad illuminare il mio cammino con i colori della festa.
I digiuni fanno bene ma se il cuore rimane chiuso allo Sposo, al Suo amore allora il cuore continua ad essere di pietra e non di carne come ricorda Ezechiele.
Allora guardo a quanto questo Evangelo che mi ...parla di felicità, di gioia, di lacrime che si colorano di festa, guardo allora con speranza al mio cammino, andando avanti, vincendo le lacrime e il buio affinché incontratoti e riconosciuto possa anche io cantare come il salmista

Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia,
perché io possa cantare senza posa

giovedì 25 maggio 2017

Tornare alle paure, colmi della Tua pace.

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


A volte ci si affida alla tecnologia per non sbagliare e invece...
Per un click sbagliato mi ero già lasciato interrogare dal vangelo dell'Ascensione, pare che debba tornare nuovamente su questo Evangelo ...
Il caso sembra dirmi, zuccone che non sei altro.... applicati meglio, rimandato a settembre (come alle superiori).

Cosa aggiungere a questo? alla parentesi di stupore e di incredulità che racchiude la gioa del tornare alle proprie occupazioni illuminati dal sole di Pasqua?

Illuminati dal sole di Pasqua, si ritorna con grande gioia alla vita di sempre

La mia attenzione si sofferma su un aspetto, forse di piccolo conto che non mi aveva colpito qualche giorno fa.

Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Quasi a volermi dire che dopo la Resurrezione e persino ora che Tu sei salito al cielo Tu sei con me, accanto a me nelle cose di ogni giorno, come nel mangiare una porzione di pesce arrostito ... entri nella mia quotidianità non con gli effetti speciali di un prestigiatore (che celano sempre qualche barbatrucco) ma con un invito di pace che dirada lo spavento ed il terrore ... dei discepoli nel Vangelo di oggi, il mio nel mio cammino.
Ecco che allora la paura di ritornare a Gerusalemme (dove i discepoli rischiano la vita) cede il passo alla grande gioia perché i discepoli sono consapevoli della vicinanza e della presenza del Maestro.

Ecco, forse cosa volevi dirmi con i "tempi" supplementari di oggi ... di tornare alla mia Gerusalemme, di tornare alle mie paure colmo del tuo saluto di Pace.

mercoledì 24 maggio 2017

Vedere o Guardare il Padre?

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 7-14 
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»


Signore, mostraci il Padre e ci basta

Un'affermazione di non poco peso ...
Alla vigilia dell'Ascensione una domanda che si palesa in tuta la vastità...
Una domanda che presuppone un desiderio di vedere ... o di guardare il Padre?
Nel pensiero di un filosofo, Thoreau il ‘guardare’ non presuppone che si riesca anche a ‘vedere’! Vedere deriva dal latino videre e si pone come significato: la percezione della realtà attraverso l’uso della vista. Quindi vuol dire capire, scoprire ed interpretare ciò che ci circonda; molte volte chi guarda non vede, perché guardare è un’azione riflessiva come fare attenzione a qualcosa o qualcuno, ma non si va oltre!
La risposta di Gesù sembra dire questo a Filippo... tu guardi e non vedi.
Non condanna questo atteggiamento così umano, ma invita a vivere la Fede con e nelle opere

chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste

Anche io spesso guardo, leggo, cerco di andare in profondità, ma rimane sempre il dubbio: tutto ciò è un tentativo, seppur maldestro, di vedere il Padre nella mia vita o un guardare da spettatore ignavo?

martedì 23 maggio 2017

Scusi, è libero? si, occupato dall'amore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 1-6

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».
 

Continua la lettura del Vangelo di Giovanni... e ancora un volta continuano le rassicurazioni del Maestro:

Non sia turbato il vostro cuore

Lo immagino nel tono: dolce, pacato ma fermo ... con una punta di rassegnazione ma colmo di speranza difronte ai discepoli sempre disorientati o spaventati per l'annuncio della morte del loro Maestro, ma anche difronte anche alle mie paure, al mio cercare di capire con la logica della mente e non quella del cuore...
Davanti al turbamento del cuore... quando magari tutto sembra confuso, distorto e semplicemente avvolto da una coltre di nebbia fitta il Signore Gesù ci dice di accendere i nostri fendinebbia, i fendinebbia della Fede in Dio ed in Lui. 
Lasciare,  dunque, che su questa strada turbolenta e nebbiosa sia la Fede,  intesa anche come docilità alla Tua Parola e alla Tua sequela, a guidarmi.
Su questa strada, dove non conosco ancora la meta, come Tommaso -così pragmatico e logico- sembra ricordare, Tu doni anche un navigatore infallibile... il Tuo esempio:

Io sono la via, la verità e la vita

Allora se tu sei la Via noi non potremmo che arrivare dove sei Tu

Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.  ... vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi

E allora, quando quel giorno arriverà, sarà bello ritrovare un Amico ... che mi ha tenuto un posto, come sul bus, verso la scuola, quando il mio compagno di banco, che saliva qualche fermata prima di me, chiamandomi per nome diceva che potevo sedermi accanto a lui.
Ed ora? 
Sul bus della mia vita spero che Tu stia continuando a tenermi il posto per viaggiare insieme sulla Tua via,  illuminando le nebbie con la Fede e il cuore, così da poter distinguere con chiarezza, nello stridore della voce metallica che annuncia le fermate, quella voce rassicurante che dice: "non temere, siediti pure, è il tuo posto".
Questo oggi Ti chiedo.

lunedì 22 maggio 2017

Nella misura dell'amore, la speranza del cammino.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13, 31-36
In quel tempo. Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

Vignetta di Giovanni Berti - www.gioba.it
Le cose semplici spesso si rivelano così difficili ...
Il comando dell'amore non è nuovo alle culture e alle religioni, viene legato al "prossimo" inteso come simile, come appartenente al medesimo popolo o al medesimo culto.
Il Maestro viene a rompere questa chiusura introducendo un metro di misura 

Come io ho amato voi
 
Un' amore totalitario, che va oltre alla legge, va oltre a appartenenza di nazione, religione o popolo (giudeo/pagano/samaritano ...); come ci ricorda Giovanni "li amò sino alla fine".

 ... da questo capiranno che siete miei discepoli

E' dalla misura con la quale ama e non dall'amare o da altri prodigi che il vero discepoli si riconosce... egli ama come il Maestro, sino alla fine, senza misura.
Una lettura semplice ma che scava nel cuore: sono disposto ad amare non perché obbedisco ad un comando, ma perché figlio di Dio? Solo in questa prospettiva, penso, l'amore si spoglia delle logiche del do ut des per divenire incondizionato e gratuito.
Guardo alla figura di Giuda, quanto mi assomiglia: così umano che non sembra cogliere e accettare la prospettiva di un Dio che ama ... che ama sino alla fine... che si gioca tutto per amore. 
Povero Giuda che esce, ci dice il Vangelo; lo immagino sconfortato, spaventato, tremendamente confuso... sembra non  capire, non accettare che non con gli eserciti ma con l'Amore il Maestro è venuto a cambiare il mondo, le vite, la sua vita e persino la mia...
Povero "fratello Giuda" così vicino a Gesù da smarrire la rotta, la bussola... quanto sono tremendamente simile a te, senza bussola, che fatica a vedere la meta o il risultato, magari li immagino, ma davanti alle difficoltà al cambiamento di prospettiva corro anche io il rischio di uscire come te....nel buio come ricorda l'Evangelo... 
Allora non mi resta che aggrapparmi alla speranza che Tu Signore  possa illuminare il mio cammino; sola speranza nella lunga notte.

domenica 21 maggio 2017

Non schiavo ma figlio della pace.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 25-29

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Il signore Gesù sta per lasciare questo mondo ... e, con  le lenti del giurista che ho allenato fino ad ora posso leggere una sorta di testamento: egli non lascia regni conquistati, formule magiche per mutare l'acqua in vino e moltiplicare pani, non lascia  eserciti e troni ...
Lascia il modello del servo, come ci ricorda il vangelo di ieri, e un "bene", una benedizione, come leggiamo nel vangelo di oggi: la PACE.
Una pace che innanzitutto è un dono del Signore come ci ricorda la preghiera che segue al Padre nostro nella Messa:

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli:
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace",
non guardare ai nostri peccati,
ma alla fede della tua Chiesa,
e donale unita e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Una Pace che è dono e frutto dello Spirito Santo che opera in noi.
Un frutto dello Spirito lento e difficile da cogliere... 
Allora ecco perché questo distacco del Maestro che dona sgomento e paura ai discepoli, a noi e a me ... per lasciarci liberi di ascoltare la voce dello Spirito, quasi un sussurro impercettibile, perché altro frutto dello Spirito è la libertà: non schiavo ma figlio mi ha resto la tua venuta.

sabato 20 maggio 2017

Chinato sulle tenebre, amò.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13, 12a. 16-20
In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Un Evangelo che si inserisce in un "dopo" ... dopo la lavanda dei piedi  e in un "prima", prima del turbamento dei discepoli che si interrogano su chi sia il traditore.
Siamo durante l'ultima cena... Il maestro si china a lavare i piedi dando una precisa immagine del suo discepolo: quella del servo.
Lavare i piedi, per un Rabbino, per un'osservante la legge Mosaica, voleva dire contaminarsi, voleva dire non essere più puri per la pasqua, voleva dire non poter accedere ai sacri riti del tempio, ecco perché era compito dei servi, ecco perché Pietro trasecola.
Il Maestro sembra dire proprio questo ai discepoli e a me che mi affaccio in questo specchio che è la Parola: non avere paura di chinarti sulle tue ombre, sulle tue sporcizie, sulle tue tenebre e su quelle degli altri... io l'ho fatto, guarda al mio esempio...
Non pensare a modelli di super-eroi da seguire, continua a dirmi, io ti ho dato il modello da seguire più low profile che esista (direbbe il milanese imbruttito)... quello del servo.
E' nel servizio che sta la grandezza...  è il servizio che diventa amore chinandosi sui discepoli, è il servizio che si fa amore anche per chi lo tradirà: dare il boccone era un gesto di riguardo, un gesto di attenzione mostruoso verso l'ospite di riguardo e Gesù ha questa attenzione proprio verso Giuda

Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno

Allora corro con la mente e penso a quanto mi sono prodigato per arrivare primo, nel superare un traguardo, nell'alzare la stanghetta per saltare sempre più in alto, per sembra ogni volta "più grande", o per aspettare che siano gli altri a prodigarsi nel fare ... questa briciola di Evangelo ribalta completamente la prospettiva.
Penso al fulgido esempio di uno dei pastori Ambrosiani; si narra che Montini divenuto vescovo di Milano chiese immediatamente aiuto al suo segretario per rimanere povero, ma ricco nell'amore, e per fare, oltre  ai suoi doveri di pastore, tutto ciò che gli altri trascuravano di fare: più servo di così (non si può).

venerdì 19 maggio 2017

O viva fiamma della mia lucerna, illumina signore il mio cammino.

VANGELO

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 44-50


In quel tempo. Il Signore Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Io sono venuto nel mondo come luce
Chiudo gli occhi ed immagino una stanza grande, piena di gente e illuminata a giorno, poi all'improvviso la luce sparisce per un black-out, è buio pesto e nulla si vede... poi qualcuno sfila dalla tasca un accendino e ... gli occhi vengono catturati da questa fiammella... dalla luce... i pianti dei bambini smettono.
Ecco... quel "come la Luce" vuol dire proprio questo... per me.
Il Mastro illumina le mie tenebre, le mie paure, le mie angosce... la mia strada.
La luce illumina il cammino, la luce orienta lo sguardo ... ma mostra anche le ombre e le oscurità di chi si lascia illuminare. Come in un quadro del Caravaggio la luce, mettendo in risalto le ombre, dona profondità e plasticità all'opera...
Allora in questa danza di luce e buio penso alla mia liturgia ambrosiana che ai vespri, quando le prime tenebre della notte iniziano ad allungarsi sulla giornata, invita a tenere lo sguardo fisso a Cristo luce e  mentre si accendono i lumi della chiesa si intona il lucernario:
O viva fiamma della mia lucerna,
o Dio, mia luce!
Illumina, Signore, il mio cammino,
  sola speranza nella lunga notte.
  Se l’anima vacilla o s’impaura,
rinvigorisci e salva.
Illumina, Signore, il mio cammino,
sola speranza nella lunga notte.
O viva fiamma della mia lucerna,
o Dio, mia luce!
  Illumina, Signore, il mio cammino,
sola speranza nella lunga notte.
Nella notte, davanti alla paura o al vacillare del passo, Tu sei la luce... perché la luce rinvigorisce, dona speranza e salva.
Davanti alla luce che illumina e mette in risalto le ombre il Mastro mi lascia liberto di scegliere: se accogliere la luce e lasciare che le mie paure illuminate abbiano il giusto peso, o se terrorizzato far calare le tenebre nella mia vita.
Oggi la mente in accordo con il cuore pregano come  il salmo 118 
Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino
 (e aggiungo da ambrosiano convinto...)
sola speranza nella lunga notte

giovedì 18 maggio 2017

Illuminati dal sole di Pasqua si ritorna con grande gioia alla vita di sempre.

Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53
In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Il cuore del vangelo di oggi si schiude tra due parentesi di stupore e di incredulità.


Gesù in persona stette in mezzo a loro ... non credevano ancora ed erano pieni di stupore

Gesù sta in mezzo, entra nella quotidianità dei discepoli, nella mia quotidianità, entra non da infiltrato in missione segreta, camuffato e truccato per non essere riconosciuto, anzi... entra con tutta la sua luce desideroso di essere riconosciuto.
Sta nel mezzo, con me... non come un condottiero che guida schiere (in testa se coraggioso ... nelle retrovie se vigliacco e pauroso)... ma con me nel mezzo del mio cammino, della mia sofferenza.
Mi piace immaginarlo stupito davanti davanti all'incredulità dei discepoli che pensa " ma questi sono proprio tonti ... dei grulli rintronati rivestiti a festa" eppure lui non perde la pazienza, l'entusiasmo di dire "sono proprio io". 
Sono la paura dei discepoli, la loro incredulità e lo stupore che oscurano la visione. 
Allora in questo specchio, come nella favola di Biancanve, si riflette il lettore, mi rifletto io e vedo come sia difficile aprirsi all'incontro con il Maestro, con Dio. Se è stato così difficile per i discepoli che hanno mangiato, riso, dormito, camminato, pregato con Te figurarsi per me che arrivo millenni dopo. La sola presenza suscita paura, incredulità e durezza del cuore... figurarsi aprirsi totalmente al mistero.

A questa prima parentesi amara però segue un punto fermo, un sole radioso che illumina la storia, l'uomo... e persino me.
E' il sole di Pasqua espresso con un semplice augurio al quale segue, nuovamente per questi discepoli tontoloni (e per me, ancor di più), tutta la spiegazione.

PACE A VOI

Questo augurio, questa benedizione, che non è assenza di guerra o di conflitti struggenti dell'anima ma la pace letta con le lenti della Pasqua, con l'aprirsi al progetto del Padre  (anche se costa, molto) può davvero illuminare le tenebre.
Questo sole illumina l'ultima parentesi che chiude il racconto evangelico di oggi... 

 alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo

Lasciarsi illuminare dal sole della Pasqua  vuol dire aprirsi alla benedizione... vuol dire liberarsi da noi stessi (come invita l'Evangelo di ieri), affrancarci dal timore, dalla paura come i discepoli di oggi, per entrare nella prospettiva di Dio; solo allora torneremo alla nostra vita con grande gioia, come i discepoli che tornano a Gerusalemme.
Ed io, dove sono nel mio cammino? alla grande gioia? alla paura iniziale o colmato dalla Pace pasquale? Specchio specchio delle mie brame quale tenebra attanaglia il mio reame?

mercoledì 17 maggio 2017

Con il coraggio di un chicco che rompe la durezza della terra per aprirsi all'amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 20-28
In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».



 «Signore, vogliamo vedere Gesù

Dei greci, venuti da molto lontano ... forse arsi da un sete che non si placa, forse affamati di vita...  chissà quanto tempo il viaggio, quali difficoltà, chiamati inizialmente dal "culto" come dice l'evangelista, deviati, poi, da una sete inarrestabile d'amore...
Erano stranieri i re di Persia che 30 e più anni prima chiedevano di un bambino piccolo, inerme, innocente come un seme; sono greci i protagonisti di questo vangelo. Entrambi diventano immagine speculare di chi si specchia nella Parola di oggi, anche lui, come loro, "per vedere Gesù".

Il Maestro non dà un'immagine di sé  vittoriosa o su carri sontuosi ... egli usa un'immagine inusuale ma molto simile a quella della notte di Natale ...

 il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Il chicco di grano è piccolo... a terra sembra scomparire, nascondersi: ecco, Gesù sembra quasi volersi sottrarre a chi lo cerca...
C'è un modo, però, perché il chicco non vada perduto, non vada dimenticato ... quello di morire a se stesso, quello di lasciarsi macerare la corazza dura perché squarciandosi possa germogliare, diventare stelo e poi spiga...
Poiché nella Bibbia il "portare frutto" è sinonimo di benedizione... allora questo Evangelo inizia a scavare con le sua domande... 
Solo se mi lascio macerare la corazza dell'egoismo, dell'autoreferenzialismo, della durezza, della cecità ... solo se mi lascio morire alle logiche egoiche, solo allora la durezza lascia spazio al germoglio prima, allo stelo poi e alla spiga... solo così la mia vita diventa benedizione per me e per gli altri.
Non è un invito al suicidio, come certi giochi sembrano incitare ultimamente ... con quel perdere la vita  il Maestro sembra dirmi di non dannarmi l'anima per la mia vita egoica di  non porre la parola "IO" davanti a tutto e a tutti ... sembra ricordarmi che vivere dietro a beni e a ricchezze non sazia la fame, anzi la decuplica; sembra dirmi che  donandomi agli altri, dimentico di me, apre ad una felicità piena e ad una vita nuova.
Solo così, allora, potrò forse comprendere le parole ... 

dove sono io, là sarà anche il mio servitore

solo così il discepolo che si lascia morire a se stesso, alle logiche egoiche, per aprirsi alla vita, all'amore potrà stare accanto al Maestro. Questa affermazione così mite interroga l'anima con una domanda ancor più fragorosa... non Tu, Signore, ma io ... 

io dove sono? sono dove sei Tu, con il mio lavoro? con la mia famiglia? con la mia rete di amicizie?

Donami la pazienza del chicco di grano che sa attendere tutto l'inverno al freddo e al gelo il Tuo sussurro per germogliare.
Donami il coraggio del chicco di grano che non teme il freddo, il silenzio o l'abbandono ...
Donami la forza del chicco di grano, capace di vincere la sua durezza per aprirsi al frutto e alla benedizione di Dio.

Donami il coraggio di perdermi per ritrovami e ritrovarti, ed essere come benedizione.


martedì 16 maggio 2017

Duro come la pietra, solido come un ponte d'amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10, 31-42

In quel tempo. Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il Signore Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Ancora una volta tornano la legge, le pietre e la durezza del cuore. 
La folla vede come una scollatura, uno iato incolmabile, tra le opere del Messia (per le quali non condanna e non imbraccia le pietre) e le parole che dice (per la quali la folla si arma di pietre per lapidarlo).
Già perché è nell'amore che la legge antica trova il suo compimento, la sua esegesi o la sua interpretazione autentica come direbbe un giurista.
La legge vuota, sterile piena di se stessa e null'altro diventa pietra che lapida... che annienta.
Pietre magari non scagliate con violenza ... ma accatastate con precisione per costruire un muro tra me e la Parola; un muro che mi auguro Tu voglia "disarmare" come hai fatto con la folla ...perché le pietre, per chi crede, si fanno ponti d'amore.

lunedì 15 maggio 2017

Tu chi sei?

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 21-30

In quel tempo. Di nuovo il Signore Gesù disse ai Giudei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». / A queste sue parole, molti credettero in lui
 
(Musee National Marc Chagall) Mosè e il roveto ardente

 «Tu, chi sei?»

E' la domanda dei contemporanei di Gesù, della folla ... ma a ben guardare è anche la mia domanda. 
Una domanda che cela il desiderio di conoscere il Maestro, forse anche un modo di "presentarsi" un po' goffo e diretto che mi ricorda la vecchine della mia parrocchia, quando, giovane chierichetto, a fine messa mi fermavano e mi domandavano "Tu, chi sei? di chi sei figlio?" e allora via... a declinare l'albero genealogico materno o paterno a seconda delle conoscenze delle vecchine...e una volta "agganciato" il mio volto alla matriarca (la nonna) ci si assicurava un saluto a tutte le messa... un cenno di capo alla comunione, o un "sei proprio bello, bravo e intelligente" per la strada con tanto di imbarazzo.
Dunque una domanda che mi mette in relazione con l'idea di Dio che ho, che mi sono fatto e alla quale Gesù da la sua risposta:

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono

Io sono, è il nome che Dio si attribuisce nella teofania sul Sinai ... ma  Gesù, dicendosi emanazione del padre (sarà teologicamente appropriato?) sembra proporre e anticipare una teofania quasi al contrario: non il prodigio di un roveto ardente che non si consuma, ma un uomo crocifisso, ardente e arso d'amore per l'Uomo... ecco la risposta che la mente sembra scorgere in queste righe difficili... ed il cuore, cosa vede? Forse preferisce calzare degli occhialoni da sole enormi (ormai la bella stagione è alle porte) per non vedere un bagliore che di riflesso, dando la Sua risposta, sembra ribaltare la domanda ... "io ardo d'amore per te, ma tu, Ambrosius, chi sei?"

domenica 14 maggio 2017

Testa o cuore per un crescendo d'amore allegro e brioso?

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 21-24
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».         


Ancora un volta mi interrogo sul binomio testa/cuore.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

Riconoscere la Parola, accoglierla nel cuore ed infine amare. Tre passi di non poco conto che hanno un punto d'approdo "sconvolgente".
Perché solo accogliendo e amando, allora, come ci ricorda  il Maestro...

il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui

Perché un cuore toccato dalla Parola, dall'amore è un cuore che sa farsi dimora stabile della Tua presenza. 
Il dizionario Sabatini Coletti definisce la dimora così: Luogo in cui si vive, si prende casa.
Già perché la presenza di Gesù nelle tavole o nelle case che incontra  (specchio della mia casa, della mia vita, della mia tavola)  non si limita ad una tappa fugace "giusto per un caffè"  ma ad un incontro che cambia, che sconvolge, che rivoluziona. E'  un prendere dimora .. è abitare stabilmente nel cuore dell'Uomo.
Un cuore che si fa Tua dimora è un cuore che, come prega il salmista, è capace di allargarsi, di gonfiarsi (quel dilatasti cor meum del salmo 118 che dà il nome a questo blog)... è un cuore che sa farsi pupilla. 
E' un cuore che gonfiandosi assomiglia ad una fisarmonica dalla quale esce una sinfonia "allegra con brio, d'amore crescendo" perché  "... non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi ...".
Testa o cuore? a me la scelta ...

sabato 13 maggio 2017

Come bambini che giocano a nascondio in un gioco che si fa ricerca di Te.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 7, 32-36
In quel tempo. I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose del Signore Gesù. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».


Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire.

Prole cariche di mistero... che oggi per me pesano come macigni...
Gesù allude alla morte, al suo ritorno al Padre ma queste parole sembrano richiamare anche alla sua lontananza "umana" e spirituale.
Quasi un invito a voler vivere intensamente questi ultimi istanti della sua presenza...
Quante volte mi ostino a voler cercarTi e trovarTi nelle cose, sulla via ma non ci riesco... anzi, a volte più ti cerco e più paradossalmente ti avverto lontano.
Parole che cerco di comprendere attraverso un commento di Sant'Ambrogio: Tu solo Signore puoi  cercarmi, Tu solo Signore puoi trovarmi a patto che io lo desideri... 
Già perché alla fine, nel cercarTi mi nascondo da Te che mi cerchi ... e sembriamo due bambini che giocano a nascondino.

venerdì 12 maggio 2017

Cercare, seguire ... dimorare.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 7, 25-31

In quel tempo. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?»
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La folla che accompagna Gesù ne è in parte avvinta, in parte conquistata e una parte ancora è attratta al Mastro tanto che molti della folla credettero in lui, ci dice Giovanni.
Il Vangelo di oggi, sicuramente pieno di teologia, mi viene da leggerlo avendo come bussola del testo un altro passo di Giovanni (Gv 1,35-42) nel quale si accenna alla provenienza di Gesù. In questa pagina due discepoli del Battista seguendo Gesù si sentono rivolgere la domanda "Che cosa cercate?" alla quale danno come risposta "Maestro, dove abiti?".
Solo allora Gesù risponde con una affermazione che si fa invito: "Venite e vedrete" poi il vangelo continua dicendo che i due discepoli lo seguirono e stettero con lui.
Ecco che l'Evangelo di oggi posso lontanamente capirlo avendo questa bussola, il percorso della folla (che altro non è il mio volto riflesso nella scrittura) si snoda lungo questi tre verbi: 

cercare, seguire, dimorare
Solo cosi, forse, allora posso capire i versetti centrali 

Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato 
Ecco che allora si capiscono i segni compiuti da Gesù, a testimoniare l'intima vicinanza con il Padre...
E tu Ambrosius? ci saranno ancora prodigi più grandi, come sembra chiedersi la folla?